La gratuità è un furto
03 Maggio, 2008 14:06 in [
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recensioni
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Mentre scrivo il mio pc sta scaricando un tot di film e dischi piratati. Sono un criminale o sto fruendo cultura nel modo proprio del nostro tempo? Un criminale, secondo Denis Olivennes, ex-direttore della megacatena di distribuzione di dischi Fnac in Francia e consulente del governo Sarkozy in materia. Ribaltando il celebre motto di Proudhon, “La proprietà è un furto”, il suo libro si intitola La gratuità è un furto. Quando la pirateria uccide la cultura (Libri Scheiwiller, 128 pagine, 14 euro).
L'autore sostiene che l'anarchia di internet finirà col ridurre la diversità culturale, togliendo ossigeno agli autori che non si uniformano al mainstream delle major. È il rischio della “scomparsa pura e semplice delle opere, in conseguenza di mancati guadagni da parte di creatori e produttori”.
(Continua)
Il lavoro al tempo della rete, intervista a Ned Rossiter
02 Maggio, 2008 23:56 in [
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movimento
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Dalle reti virtuali di Internet alle reti sociali e di lavoratori che vivono nel mondo della precarietà. Ned Rossiter è un ricercatore indipendente che vive a Pechino e che si occupa dei nessi tra cultura di rete, lavoro creativo e precarietà. Il suo libro Organized Networks: Media Theory, Creative Labour, New Institutions verrà pubblicato da Manifestolibri nel corso del 2008.
Gli abbiamo chiesto di commentare la EuroMayday 2008 prendendo spunto da quello che succede online, nello sfruttamento economico della cooperazione di milioni di utenti da parte delle aziende del web 2.0, e nella società, dove il precariato è alla ricerca di nuove forme di organizzazione e di risposte alla complessità del capitalismo odierno.
(Continua)
Da Trieste: un genoma? Cento dollari!
22 Aprile, 2008 01:04 in [
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Ricordate il polverone sollevato dalle prime ditte che propongono il sequenziamento del genoma per mille dollari (ok, non tutto il genoma, che costa oggi attorno ai 60.000 dollari, ma un bello screening di SNPs)? Non è nulla in confronto a quello che potrà succedere se si arriverà a un costo paragonabile a un semplice esame del sangue: per esempio i cento dollari di cui cominciano a parlare un po' di company americane. Leggetevi questo articolo sulla Technology Review del MIT.
La genomica low cost è stata uno dei temi più caldi del FEST di Trieste: alla tavola rotonda intitolata "Un mercato per i test genetici?" il dibattito è stato uno dei più partecipati di tutti i cinque giorni, anche grazie ai due relatori, che sono stati in grado di resistere a un discreto assalto di domande e perplessità su privacy, formazione dei medici, medicalizzazione. Quando si è parlato di consumismo legato alla salute, Flavio Garoia (biologo che lavora in una spin off di Bologna, Ngb Genetics) ha detto che la differenza tra Usa ed Europa è tale che da noi i test genetici verranno comunque usati sotto controllo medico, a differenza di quello che succede ora oltreoceano.
(Continua)
Venter vs. noantri, ieri a Bologna
29 Marzo, 2008 16:49 in [
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Ieri a Bologna si parlava di geni e bit. Pubblico delle grandi occasioni, traduzione simultanea, location di classe. Infatti erano ospiti due biotecnologi di fama come Rino Rappuoli (Capo della Ricerca Vaccini di Novartis) e la rockstar Craig Venter dell'istituto omonimo (del resto è suo).
E' stato interessante ascoltare i mega spot dei cattivoni per eccellenza, la Novartis figuriamoci, e i modelli di business di Venter. Che per la cronaca insiste sull'idea di digitalizzare la vita (come da titolo della giornata) e "generare nuova vita a partire dal mondo digitale". Propositi - e prodotti, prima o poi - della sua Synthetic Genomics, Inc. ma anche classici sogni della biologia moderna.
Meno carini i 50 minuti di introduzione, perfetto esempio di autocelebrazione all'amatriciana, propinati ai presenti dai genetisti bolognesi della European Genetics Foundation. Un lungo elenco delle loro attività dal 1800 a oggi e di tutti i biologi famosi passati per le loro stanze. Ah, in sala girava un appello che uscirà su Nature della settimana prossima: oddio, la campagna elettorale non si occupa della ricerca italiana. Visti i risultati in proposito dell'ultimo governo e vista l'immagine che da di sé chi dirige la ricerca italiana, forse è meglio così. Ma su questo ha già detto tutto lui.
Il business lava più verde
25 Marzo, 2008 14:09 in [
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C'è un mondo dove le auto non inquinano e scorazzano in terre incontaminate (cioè senza auto), dove le multinazionali del petrolio producono energia pulita e si può fermare il riscaldamento climatico consumando di più. È quello della pubblicità, in cui le aziende più inquinanti cercano disperatamente di nascondere le loro code di paglia, darsi una bella mano di verde e rivendersi come protettrici dell'ambiente.
Il dubbio però è che come al solito stiano difendendo i loro profitti, e non le nostre vite. Se volete votare gli spot più ipocriti andate sul sito del Greenwashing Index, e partecipate alla pagella collettiva per bocciare le pubblicità che lavano più verde.
Zero comments
È uscito l'ultimo libro di Geert Lovink: Zero comments, Teoria critica di Internet (Bruno Mondadori, 192 pagine, 14 euro). Il pregio principale di questo libro è quello di porsi il problema che gli apologeti del web 2.0 cercano sempre di nascondere sotto al tappeto: «Perché gli utenti dovrebbero continuare a pubblicare tutti quei dati
privati, dai quali una manciata di aziende ricava miliardi di dollari
di profitti? Perché dovrebbero cedere gratuitamente i loro contenuti
mentre un pugno di imprenditori del Web 2.0 sta facendo i milioni?»
Insomma, al di là della retorica sulla gratuità di Internet (Lovink l'aveva chiamata «ideologia del free») e di quella della democrazia della rete c'è un mondo da analizzare. Una delle categorie usate è quella del nichilismo. Non certo in senso galimbertiano (oddio, i giovani non hanno più valori!) ma ritrovando negli utenti della rete la capacità di distruggere i mostri della comunicazione: «I blogger non rappresentano altro che sé stessi. E in questo senso
livellano, azzerano le strutture centralizzate di senso. Le autorità,
dal Papa ai partiti alla stampa, non influenzano più la nostra visione
del mondo».
Va bene, forse anche Lovink si lascia un po' prendere la mano. Però la domanda finale prima o poi dovrà trovare risposta: «Perché non usiamo la nostra “immaginazione collettiva” per escogitare modelli sostenibili per una cyber-infrastruttura pubblica?»
PS: consigli per i lettori. Se non siete patiti della New media art, saltate a piè pari l'ultimo capitolo. E quando leggete che «È ora di rompere il consenso libertario» fate come se fosse «rompere il consenso liberista». L'ho tradotto io, ma questa non è certo opera mia. Geert, non volermene.
Genoma open access... per le bistecche
15 Febbraio, 2008 16:40 in [
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Genomica nel piatto: i consumatori non vogliono mangiare carne e latte di animali clonati, ma senza un'etichettatura adeguata come risalire ai processi di produzione degli alimenti? Come distinguere una braciola clonata da una normale?
La soluzione l'ha proposta Patrick Cunningham, consigliere del governo irlandese per la scienza, al meeting della American
Association for the Advancement of Science (AAAS): pubblicare i dati genetici di tutti gli animali clonati e renderli accessibili a chiunque, per favorire la tracciabilità degli alimenti. Nel suo intervento, intitolato "Dolly for Dinner", Cunningham ha specificato che in questo modo produttori e venditori attenti alle esigenze dei loro clienti potrebbero usare un sistema di tracciabilità genetica per confrontare il dna delle carni con quello pubblicato sui database.
Per esempio, i supermercati potrebbero comprare il sistema di tracciabilità sviluppato da IdentiGEN, una impresa irlandese di cui Cunningham è fondatore e presidente, che ha aperto da pochi mesi i suoi uffici e laboratori negli Stati Uniti.
Qualcuno scarica - tutti pagano - qualcuno guadagna
01 Febbraio, 2008 20:20 in [
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L'associazione dei cantautori canadesi ha proposto di introdurre una licenza collettiva, il “Diritto di equa remunerazione per la condivisione di file musicali”. Si tratterebbe di legalizzare lo scambio di file coperti da copyright per mezzo dei sistemi peer to peer. In cambio, si applicherebbe una tassa una tantum di 5 dollari su ogni connessione internet canadese, i cui proventi sarebbero poi distribuiti ai detentori dei diritti d'autore.
Secondo gli estensori della proposta, “il file sharing è un fenomeno positivo perche aiuta a diffondere la musica, anche quella meno famosa, ma bisogna fare in modo di retribuire adeguatamente chi la produce”. Il problema, che sta alimentando le critiche dei blog di mezzo mondo, è che da una parte ci sono moltissimi di utenti di internet che non scaricano musica, e che sarebbero colpiti comunque da questa tassa. Inoltre, una volta retribuiti i musicisti (o meglio, le case discografiche), bisognerebbe pensare anche a chi produce film, software, libri... insomma, tutto ciò che si puo scaricare gratuitamente dalla rete. Un rapido calcolo porta la tassa a un paio di migliaia di dollari all'anno per ogni connessione internet.
2007: l'anno più vegano di sempre... e vedrete il 2008!
11 Gennaio, 2008 01:05 in [
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"Tutti fa credere che alcuni settori chiave come catering, grande distribuzione e industria si siano accorti finalmente del potenziale del veganismo e del consumo etico." Lo dice MiV, un gruppo di ricerca sul veganesimo che ha analizzato il mercato etico della Gran Bretagna: un mercato che vale 50 milioni di euro l'anno.
Gli organizzatori del Vegan Festival di Bristol sostengono che il numero di vegani britannici ha raggiunto la massa critica per contare davvero, e anche il governo descrive ora la dieta vegana come una scelta etica e sostenibile.
Sempre più vegan-friendly sono i media, la moda, la ristorazione. E il 2008 promette di dare un'altra spinta, per esempio tramite i sempre più noti Vegan Awards, i premi che il Vegan Festival di Bristol ("la città più vegana d'Inghilterra") assegna alle aziende e ai personaggi che più hanno fatto per diffondere il veganesimo. Siamo in attesa di vedere lo stesso entusiasmo nel movimento vegano italiano.
5.000 dollari per il tuo genoma
16 Dicembre, 2007 22:38 in [
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New Line Genetics, vuole comprare il tuo genoma per 5.000 dollari e usarlo in un “sistema di produzione di organi proprietario” o per fare ricerca sulle cellule staminali. Una notizia riportata da diversi siti e programmi televisivi in mezzo mondo, prima di accorgersi che si tratta di uno scherzo, o meglio di una provocazione satirica. Come riporta lo stesso sito, “un 'cosa succederebbe se' che parla di qualcosa che potrebbe diventare realtà in un futuro non troppo distante”.
SellMyDNA propone anche di mandare il DNA di amici e parenti, garantendo che i loro geni non verranno brevettati. E nella pagina della risorse disponibili scrive che “la brevettazione di sequenze di DNA è un commercio reale e legale negli Stati Uniti” ed elenca una serie di link per scoprire “dove siamo, dove stiamo andando e cosa è possibile (anzi, probabile) che avvenga in futuro”.
Wired: copertina alla genomica personalizzata
13 Dicembre, 2007 22:40 in [
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Benvenuti nell'era della genomica personalizzata! Wired, la rivista espressione della cultura della Silicon Valley, dedica la copertina di questo mese e un lungo articolo alle ultime nate tra le start-up che stanno cominciando a offrire uno scan del genoma per 1.000 dollari.
Si parla di 23andMe, la ditta nata sotto l'egida di Google, di Navigenics e di deCODE, la start-up che fa capo al noto biotecnologo islandese Kari Stefansson, e altre aziende private.
L'autore dell'inchiesta di Wired, Thomas Goetz, si è sottoposto ai test di Navigenics e 23andMe, risalendo alle sue origini etniche e ricollegando le sue caratteristiche genetiche alla storia delle malattie apparse nella sua famiglia.
350.000$ per sequenziare il tuo genoma
02 Dicembre, 2007 22:11 in [
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Dalla Technology Review del MIT di Boston arriva la notizia dell'uscita pubblica dell'ennesima start-up biotecnologica che offre servizi di genomica personalizzata: Knome da Cambridge, Massachusetts, la città di Harvard e del MIT, appunto.
Knome, come diverse altre aziende, offre screening di massa del tuo genoma per un prezzo piuttosto basso (dai 1000 ai 2500 $). Ma per i primi venti fortunati ricconi che possono permettersi di spendere 350.000 dollari c'è anche la possibilità di sequenziare tutti i 6 miliardi di basi che compongono il genoma di un individuo umano. Vi sembra troppo? Considerate che Craig Venter e James Watson ne hanno spesi un milione. Comunque, pare che le richieste siano già superiori alle capacità bioinformatiche di Knome: c'è la fila, insomma.