Lenin a Seattle
26 Luglio, 2008 19:43 in [
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Il crollo delle ideologie porta anche a questo: una enorme statua di Lenin nel quartiere hippy e artistoide di Seattle, altro che Emilia rossa. Abbattuta in una piazza slovacca, un americano l'ha salvata e trasportata a Fremont, il centro della controcultura degli anni sessanta di Seattle. Ora è un'attrazione turistica, e leggendo la sua targa si scopre che il suo valore è solo artistico e che vuole dimostrare che l'arte è neutrale e più importante delle ideologie. Se vi interessa, è in vendita: i ricavati serviranno per foraggiare la scena artistica di Fremont e la sua fricchettonissima Solstice Parade. Povero Vladimir Ilich Uljanov.
Addio a Mario Rigoni Stern
17 Giugno, 2008 23:44 in [
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Lo scopriamo oggi: una settimana fa è morto Mario Rigoni Stern, scrittore, montanaro, combattente nella seconda guerra mondiale. Con l'Anpi di Piacenza (Associazione nazionale partigiani d'Italia) avevamo più di una volta pensato di invitarlo a parlare in occasione del 25 aprile. Dalle nostre parti, negli ultimi tre anni, sono passati tra gli altri Lidia Menapace e Angelo Del Boca, a raccontare insieme a decine di partigiani piacentini un tempo speciale per il nostro paese.
Mario Rigoni Stern non è stato partigiano, ma ha vissuto lo stesso periodo in un modo in un certo senso simile: si è trovato a gestire il vuoto di potere lasciato dalla disfatta del fascismo, un momento in cui una generazione che non aveva mai conosciuto la democrazia si è ritrovata senza capi e senza leggi. Libera, in un senso più pieno e più pericoloso di quanto possiamo immaginare oggi. Quella generazione ha dovuto reinventare e sperimentare sul campo una forma di gestire i rapporti umani, prima ancora di mettere alla prova le sue idee politiche - quando le aveva.
In un paese di montagna, a inventarsi le leggi di una repubblica partigiana o il modo di gestire i rapporti con la popolazione, oppure nelle nevi della Russia, cercando di riportare a casa un esercito abbandonato dai suoi ufficiali e dai suoi governanti. Comunque, è una generazione dalla quale abbiamo ancora da imparare, senza bisogno di attingere alla retorica sulla Resistenza. Di Mario per fortuna ci restano i libri.
Non ho l’arma che uccide il leone
28 Novembre, 2007 10:13 in [
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Sono passati quasi trent’anni dall’approvazione della legge 180, o legge Basaglia, quella che ha chiuso i manicomi e ha messo l’Italia all’avanguardia nel campo della psichiatria del tempo. O meglio, dei diritti umani, applicati anche, guarda un po’, agli utenti psichiatrici.
A ricordare quel 13 maggio del 1978 contribuisce la ristampa di Non ho l’arma che uccide il leone (Stampa Alternativa, 336 pagine, 15 euro), uscito per la prima volta nel 1980, poco dopo la fine di quel periodo di lotte che aveva coinciso non per caso con gli anni settanta. L’autore, Peppe Dell’Acqua, è uno dei protagonisti dell’epopea del manicomio di San Giovanni a Trieste, il “Magnifico frenocomio” che con l’arrivo di Basaglia era diventato il principale laboratorio della liberazione dei matti dalle porte sbarrate, dalle inferriate e dal potere che si esercitava su di loro in tutte le piccolezze della vita quotidiana di un recluso in una “istituzione totale”.
(Continua)
Hacker scienziati e pionieri
02 Agosto, 2007 01:23 in [
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Chi sono gli hacker? Sono innanzitutto persone che condividono un’attitudine e un’etica e che si erano messe all’opera ben prima dell’inizio della rivoluzione informatica e della nascita della stessa parola «hacker». Gli eroi dell’era dell’informazione sono coloro che hanno creduto negli ideali della libera condivisione delle idee, della ricerca e della curiosità.
Le loro vicende si sono svolte quasi sempre al di fuori della scienza ufficiale, nei garage, nei dormitori per studenti e nell’industria, e le loro idee, una volta applicate, hanno dovuto superare la prova del confronto con il magma della società e dell’economia. Soltanto lì esse trovano la loro strada, diventando a tutti gli effetti prodotti culturali del loro tempo. Sono queste idee a guidare Carlo Gubitosa, giornalista, saggista e segretario dell’associazione Peacelink in Hacker scienziati e pionieri. Storia sociale del ciberspazio e della comunicazione elettronica (Stampa Alternativa, 240 pagine, 13 euro).
(Continua)
Buon compleanno videogame!
15 Maggio, 2007 21:35 in [
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15 maggio 1967: Ralph H. Baer (foto), un ingegnere di origini tedesche non più giovanissimo, scampato alla persecuzione nazista degli ebrei rifugiandosi negli Stati Uniti con la famiglia, insieme al suo amico e tecnico elettronico Bill Harrison realizza il suo sogno di dare ai videogame la possibilità di raggiungere le masse.
Nel piccolissimo laboratorio di Nashua, NH, la prima consolle collegabile a uno schermo televisivo entra in funzione e inaugura un'era. La consolle si chiamava Brown Box, e nelle parole di Bauer il gioco Bucket Filling Game, in cui bisognava svuotare la metà blu dello schermo pompando con l'unico tasto a disposizione, «era primitivo, ma era solo l'inizio e fu divertente, almeno per un po' di tempo».
Dagli appunti di laboratorio del 15 maggio: «La prima partita è stata giocata da R.H. Baer e W. Harrison. Il nome del vincitore non verrà reso noto». Come scrive Benj Edwards su 1UP.com, «Mentre gli hippie nelle strade di San Francisco mettevano fiori nelle canne dei fucili, nel nevoso New Hampshire due uomini costruivano in modo artigianale il futuro del divertimento elettronico nel cuore di una macchina da guerra commerciale, la televisione. Nel maggio del 1967 i primi videogame del mondo - come li conosciamo oggi - fecero il loro silenzioso e modesto ingresso nel mondo».