Manca la parola «evoluzione»

C’è chi si diverte a contare quante volte compare la parola «evoluzione» nelle riviste scientifiche. Uno studio apparso su PLoS Biology ha verificato l’uso del termine in trenta articoli, tutti sulla resistenza batterica agli antibiotici.

Il risultato è piuttosto netto: le riviste di biologia evoluzionista, come Evolution o Genetics lo usano molto più spesso di quelle mediche come Lancet o New England Journal of Medicine. Queste ultime usano più spesso parole come «emergere» o «diffusione» del carattere della resistenza agli antibiotici.

Eppure questo è uno dei meccanismi evolutivi meglio studiati e meno controversi. Secondo gli autori dello studio non c’è malafede. Semplicemente i ricercatori in discipline mediche usano termini più comuni, che spiegano meglio quello che accade in una popolazione batterica. Oppure considerano l’evoluzione un meccanismo lento e graduale, mentre la resistenza agli antibiotici è rapidissima.

Il problema è che è bastato controllare i media generalisti per accorgersi del fatto che c’è una correlazione diretta tra l’uso della parola «evoluzione» in un articolo scientifico e nella notizia che lo diffonde, per esempio, sul New York Times o sulla Bbc. Insomma, se nelle tue ricerche scrivi «evoluzione» probabilmente anche i giornalisti scriveranno «evoluzione» più spesso. Di questi tempi non può far male.

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Sotto il vestito niente

L'aeroporto Sky Harbor di Phoenix in Arizona ha sperimentato in pubblico un nuovo scanner a raggi X che permette di vedere sotto ai vestiti, mostrando il corpo con chiarezza e individuando eventuali armi nascoste.

Secondo le dichiarazioni della Transportation Security Administration il nuovo scanner è completamente volontario: solo chi non passerà il controllo al metal detector può sceglierlo in alternativa alla classica perquisizione manuale.

Le prime critiche accusano la nuova macchina di non rispettare la privacy, ma lo Sky Harbor assicura che le regolazioni la rendono incapace di vedere altro che il contorno del corpo. Inoltre le immagini vengono analizzate da un operatore a distanza, che non vede il passeggero, e non sono conservate in alcun database.

Al modico prezzo di centomila dollari l'una, saranno acquistate dallo Sky harbor e da altri aeroporti (si sono fatti avanti Los Angeles e New York) se supereranno i primi novanta giorni di sperimentazione.

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Chip & Nasdaq

Pochi giorni fa VeriChip, un’azienda statunitense produttrice di chip Rfid impiantabili, si è quotata in borsa, rilasciando 3,1 milioni di azioni a 6,50 dollari l’una nel mercato del Nasdaq. Il problema è che in tutto il 2006 solo 222 pazienti hanno scelto di farsi installare i suoi microchip sottocutanei.

Con questi soldi VeriChip spera di coprire almeno parte dei debiti contratti negli ultimi anni, ma le sue azioni stanno già perdendo quota. Nonostante il roboante annuncio secondo il quale soltanto negli Stati Uniti ci sono 45 milioni di pazienti che potrebbe aver bisogno dei loro microchip.

Impiantati nel braccio (nella regione del tricipide) o nella mano, questi chip trasmettono agli appositi scanner un codice a sedici cifre che può essere inserito in un database contenente i dati della persona che lo porta.

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Spionaggio popolare

Il Ministero della Pubblica sicurezza cinese ha annunciato che aprirà al pubblico l'accesso al suo mega database, il più grande del mondo, completato nel dicembre scorso e contenente i dati personali di 1,3 miliardi di cittadini.

Chiunque potrà scrivere una mail al ministero oppure entrare nel suo sito web, inserire il codice di una carta di identità e verificare che non sia falsa. Inoltre potrà controllare la foto del titolare del documento. Il database non fornirà altri dati «sensibili», per «tutelare la privacy dei cittadini», come afferma lo stesso ministero.

La Cina afferma che il 90 per cento dei crimini viene commesso da persone in possesso di un documento falso. Ma oltre alla prevenzione di frodi e truffe l'apertura del database servirà anche a permettere ai cinesi di controllare che nome, foto e numero di codice della loro carta di identità siano esatti.

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Staminali di marca

L’impero Virgin si allarga anche alle cellule staminali. Pochi giorni fa il suo ricchissimo patron Richard Branson ha annunciato la creazione della Virgin Health Bank, una banca di staminali prelevate da cordone ombelicale.

Per conservare le prezione cellule Virgin chiederà ai genitori del neonato la modica cifra di 1.500 sterline.

Ma le staminali saranno messe a disposizione anche del servizio sanitario britannico, dividendole salomonicamente: 50 per cento nelle cassette di sicurezza criogeniche delle Virgin, 50 per cento al sistema pubblico.

Nel mondo esistono molti esempi di banche di staminali private, ma nessuna con la potenza economica di Virgin: la userà per aumentare il mercato, per esempio con campagne marketing? Comunque Branson ha dichiarato che i proventi della nuova attività verranno devoluti proprio alla ricerca sulle staminali.

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