La forza armata del pensiero

Chip impiantati nel cervello, grazie ai quali dei futuribili supersoldati potranno comandare gli armamenti con il pensiero. Ma che possono anche essere usati per curare la cecità e il morbo di Parkinson. Sono i possibili percorsi applicativi delle neuroscienze, quel ramo della ricerca che studia il cervello e che negli ultimi anni sta facendo passi da gigante, ricevendo fondi sempre maggiori.

Certo, ci sono molti problemi aperti, teorici e pratici, a causa della complessità del cervello, la struttura più intricata che l’evoluzione abbia prodotto. Ma ci sono anche dilemmi di tipo etico, e per discuterli negli ultimi anni è sorta un’intera disciplina: la neuroetica, che si occupa delle ricadute di questa disciplina sulle nostre esistenze e sul nostro stile di vita. Per esempio quando viene prodotto un nuovo farmaco per potenziare l’intelligenza, quando si propone di sottoporre i sospetti criminali a macchine della verità, o si studiano i meccanismi neurali dell’orientamento sessuale o dei comportamenti violenti.

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Le piante sociali

Anche le carote soffrono! La classica FAQ cui ogni vegetariano impara ben presto a rispondere a memoria resta un'ipotesi surreale (i vegetali non hanno sistema nervoso). Ma le piante potrebbero, perlomeno, avere una sorta di vita sociale.

Anche le piante infatti riconoscono i loro simili quando li hanno vicini, e si comportano di conseguenza. Lo hanno dimostrato Susan Dudley e Amanda File, ricercatrici canadesi che hanno scoperto che le piante che crescono vicino a vegetali di una specie diversa dalla loro sono più competitive di quelle circondate da simili: per esempio, mettendo più energia nella crescita delle radici.

Le piante, quindi, si accorgerebbero della presenza dei vicini tramite cambiamenti nella chimica del suolo o scambiandosi segnali chimici che vengono percepiti dalle radici, e possono regolarsi di conseguenza. Secondo Dudley, del resto, "il fatto che le piante abbiano una vita sociale segreta è qualcosa di ben noto agli ecologi vegetali".

“I giardinieri sanno che alcune coppie di piante stanno meglio di altre, e noi scienziati stiamo cominciando a capire come ciò avvenga. Le piante che hanno la stessa madre possono essere più compatibili tra loro di quelle della stessa specie ma di origine diversa. Più ne sappiamo, più le interazioni tra piante sembrano complesse, per cui sarebbe difficile prevedere il risultato. Proprio come quando in una festa si mettono insieme persone diverse".

Biologia sintetica, brevetti reali

Stavolta per Craig Venter, lo scienziato-imprenditore che sta lavorando anche nel campo della biologia sintetica, le notizie arrivano direttamente dall'Ufficio Brevetti: è proprio da lì che esce la storia pubblicata da ETC Group, un gruppo di attivisti

Il Venter Insitute ha infatti depositato negli Stati Uniti (application numero 20070122826 del 31 maggio 2007), ma anche in altri cento paesi di tutto il mondo una richiesta di brevetto per il Mycoplasma Laboratorium, Synthia per gli amici, un batterio il cui dna è stato sintetizzato completamente in laboratorio. Una richiesta dal sapore monopolistico, che reclama la proprietà esclusiva di un insieme di geni essenziali e di un "organismo vivente capace di crescere e replicarsi" usando quei geni.

Sollevando le proteste di ETC, che dichiara di non volere "mettersi in una strategia a lungo termine per cancellare i brevetti cattivi. Questi brevetti devono essere bloccati prima di venire accettati". Perchè "queste richieste di monopolio sono segnali dell'inizio di una gara commerciale per creare e privatizzare forme di vita sintetiche".

Dal 1999, infatti, Venter è alla ricerca della vita minima, cioè dell'organismo dotato soltanto dei geni indispensabili per la sopravvivenza, cui sarà possibile, in futuro, aggiungere altri geni per ottenere le prestazioni biochimiche ed ecologiche desiderate.

Richard Stallman: free science

Tocca a Richard Stallman, guru del free software, dire la sua sulla scienza e sull'Open Access. Anche se odia la parola «open», soprattutto se unita alla parola «source», mi ha parlato dei legami tra scienza, free software e movimento per l'open access nell'editoria scientifica.

Stallman sarà oggi a Roma alla Sapienza prima, e alla Camera dei Deputati poi. L'intervista completa è uscita su Liberazione, ma questa parte è inedita:

Il movimento per l’open access nella scienza è stato influenzato dall’esperienza del software libero. Si tratta comunque di libera circolazione della conoscenza, no?

L’ideale della cooperazione tra gli scienziati mi ha ispirato a fondare il movimento del free software. Da allora, questo ideale è stato danneggiato dalla commercializzazione della scienza: per questo sono felice che gli ideali del free software possano restituire il favore rinsaldando la cooperazione scientifica.

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