Pesa di più un chilo di carne…

Un chilo di carne? Peggio che guidare un’auto per tre ore lasciando tutte le luci di casa accese. Lo dice uno studio giapponese che prende in considerazione gli effetti della produzione di carne sul riscaldamento globale, sull’inquinamento e sul consumo di energia.

Secondo la ricerca, pubblicata su Animal Science Journal, per produrre un chilogrammo di carne si emette l’equivalente di 36,4 chilogrammi di anidride carbonica (senza contare i pesticidi e i fertilizzanti e l’energia consumata). Insomma, più o meno come percorrere 250 chilometri in auto e lasciare accesa una lampadina da 100 watt per 20 giorni.

Naturalmente si tratta di uno studio parziale, in cui si usano gli standard di produzione giapponesi ma senza calcolare l’impatto, per esempio, del trasporto della carne. Ma i due terzi dell’energia necessaria per produrre il famoso chilo di carne se ne vanno per il trasporto del cibo con cui nutrire gli animali. E tra le soluzioni proposte dagli autori, non figura l’opzione vegetariana, o meglio ancora vegana, che pure in altri studi è risultata di gran lunga la più efficace nel ridurre il nostro impatto sul pianeta.

Jon Turney: scienza, libri… e Frankenstein

Science writer, editor, insegnante di scrittura saggistica creativa all’Imperial College di Londra, Jon Turney è innanzitutto un amante della scienza narrata, immaginata, rappresentata, come testimonia il suo blog.

La sua passione è esplorare il confine artificioso tra le due culture, scientifica e umanistica, attraversandolo e ibridandolo, parlando di scienza anche tramite la letteratura e il cinema. Su quel confine si muove infatti l’unico libro di Turney pubblicato in Italia: Sulle tracce di Frankenstein. Scienza, genetica e cultura popolare (Einaudi, 360 pagine, 19 euro), una ricerca negli immaginari della modernità della figura del mostro inventato da Mary Shelley.

Non è un caso, secondo Jon Turney, che sia possibile ripercorrere la storia della biologia degli ultimi due secoli leggendo i romanzi, i testi teatrali, le pubblicità che hanno interpretato e stimolato i timori e le speranze legati alla manipolazione tecnoscientifica dei viventi. A partire da un libro che ha saputo reinventarsi e tramandare fino ai nostri giorni una figura, quella dello scienziato come moderno Prometeo, che oggi sopravvive insieme a mille altre immagini popolari della scienza.
Si parla di scienza in tantissimi media: film, internet, televisione, pubblicità. Nel Ventunesimo secolo c’è ancora un ruolo per i libri?

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Marsha Tyson Darling: consumismo riproduttivo

Utili, indispensabili, ma mai neutrali. Sono le tecnologie riproduttive e genetiche, i cui effetti sulle donne, ma non solo, sono legati a diversi fattori: la classe sociale, la posizione geografica, gli interessi delle aziende. Lo sostiene Marsha Tyson Darling, studiosa statunitense e membro del Global Network for Women’s Reproductive Rights.

A Wonbit, il convegno su donne e biotecnologie che si è tenuto a Roma dal 21 al 23 giugno scorsi, Darling ha parlato di «Genere e giustizia nell’era del gene». La sua attenzione alle questioni sociali la ha portata a parlare di un «consumismo» riproduttivo, che ha effetti diversi alle diverse latitudini e che coinvolge classi e generazioni diverse.

Se infatti «le tecnologie riproduttive e genetiche emergenti hanno tantissimi effetti positivi», è vero anche che «alcune questioni, che hanno a che fare con i rischi e con gli impatti negativi sulle donne, restano sottovalutate».

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Philippe Aigrain: Causa Comune

In bilico tra bene comune e oggetto di appropriazione privata, l’informazione è al centro dell’interesse di Philippe Aigrain, un ricercatore che ha lavorato alla Commissione europea nel campo delle politiche a sostegno del software libero e open source.

Oggi Aigrain dirige Sopinspace, un’azienda che progetta software per gestire spazi pubblici di dibattito. Nel suo libro Causa Comune (Stampa alternativa, 200 pp, 16 euro, scaricabile gratuitamente dal sito della casa editrice) Aigrain chiede che le istituzioni diano a quelli che definisce «beni comuni informazionali» – non solo software ma anche sequenze genetiche, contenuti web, risorse educative libere e accessibili – garanzie di legittimità e autonomia, per impedire l’appropriazione privata e allargarne l’uso a tutti. Si tratta di un problema politico ma anche economico, se è vero che l’informazione è diventata uno dei principali motori dello sviluppo anche grazie alla produzione cooperativa, come insegnano Wikipedia e altri mille esempi di condivisione aperta.

Perché la scelta di difendere i beni comuni informazionali?
Questi beni, come il software libero, i contenuti Creative Commons o l’editoria scientifica open access, sono importanti perché sono a disposizione di tutti, ma anche per il metodo collaborativo che prevedono. Yochai Benkler (autore di La ricchezza della Rete, ndr) ha dimostrato che questo tipo di collaborazione non commerciale è più efficiente rispetto ai classici approcci proprietà/contratto/transazione monetaria.

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Operazione: Pretofilia. Sia fatta la sua Volontè

La censura dell’integralismo cattolico si abbatte sui videogame ma si scontra con la forza della rete. Dopo l’intervento della delirante Lega anti-diffamazione cattolica e dopo l’interrogazione parlamentare di Luca Volontè dell’Udc, Molleindustria ha ritirato dal sito il suo nuovo videogame, Operazione: pretofilia.
Orrore, il gioco era un atto d’accusa contro le politiche di copertura del Vaticano nei confronti dei preti pedofili.

Come sempre succede, molti altri siti hanno deciso di pubblicare il gioco per aggirare le censure dall’alto, tra cui diversi blog della piattaforma NoBlogs di A/I.
Ma nella notte tra il 2 e il 3 luglio Dio ha telefonato in America, convincendo i gestori del server a oscurare tutta la piattaforma NoBlogs, vale a dire centinaia di blog, non solo quelli che mirroravano il gioco.

I risultati sono stati tre: testare il funzionamento del Piano R* di Autistici, una rete di server sparsi per tutto il mondo sviluppata proprio per resistere ad attacchi di questo tipo: dopo poche ore NoBlogs era tornato in piedi; verificare che (come hanno confermato gli avvocati del server Usa) il gioco in questione non aveva nulla di illegale, cioè non rappresentava nessuna istigazione alla pedofilia – casomai la metteva all’indice; aumentare ancora di più la fama e la diffusione del gioco, che ora potete trovare sul sito di Volontè, ma anche qui, qui, qui, qui, ecc