Non ho l’arma che uccide il leone

Sono passati quasi trent’anni dall’approvazione della legge 180, o legge Basaglia, quella che ha chiuso i manicomi e ha messo l’Italia all’avanguardia nel campo della psichiatria del tempo. O meglio, dei diritti umani, applicati anche, guarda un po’, agli utenti psichiatrici.

A ricordare quel 13 maggio del 1978 contribuisce la ristampa di Non ho l’arma che uccide il leone (Stampa Alternativa, 336 pagine, 15 euro), uscito per la prima volta nel 1980, poco dopo la fine di quel periodo di lotte che aveva coinciso non per caso con gli anni settanta. L’autore, Peppe Dell’Acqua, è uno dei protagonisti dell’epopea del manicomio di San Giovanni a Trieste, il “Magnifico frenocomio” che con l’arrivo di Basaglia era diventato il principale laboratorio della liberazione dei matti dalle porte sbarrate, dalle inferriate e dal potere che si esercitava su di loro in tutte le piccolezze della vita quotidiana di un recluso in una “istituzione totale”.

Continue reading “Non ho l’arma che uccide il leone”

Clima: ogni presidente deve sapere che…

If you want to lead the free world, you’d better know your physics. Tradotto significa: vuoi diventare presidente degli Stati Uniti d’America? Allora devi conoscerne la fisica. Lo sostiene Nature, che fornisce agli aspiranti presidenti un test per confrontarsi con le loro conoscenze su energia, emissioni, consumi.

Le domande sono diverse, ma toccano molti degli argomenti più spinosi che la politica (e tutti noi) deve affrontare, non nei prossimi anni ma immediatamente. Per esempio: a quanti watt corrisponde la luce del sole che cade su un’area di un chilometro quadrato?

Quante morti per cancro sono state stimate per l’incidente di Chernobyl? C’è più energia nella benzina o nel TNT? Qual è l’efficienza massima della tecnologia a celle per il solare?

Intervista a Sara Horowitz

Dal Manifesto del 14 novembre un’intervista con Sara Horowitz, la studiosa e avvocato statunitense protagonista dell’esperienza di «Freelancers Union», un’organizzazione dei lavoratori «indipendenti» di New York. L’incontro e l’elaborazione di strategie di mutuo soccorso per resistere al «corporate business» nella Grande Mela.

Ci sono figure del lavoro che rivelano la portata delle
trasformazioni produttive avvenute nel sistema capitalistico; e ci sono
esperienze organizzative che stanno sfidando le forme tradizionali
della rappresentanza. Il variegato universo del «lavoro autonomo di
seconda generazione» – a cui Sergio Bologna ha dedicato una nuova
raccolta di scritti, Ceti medi senza futuro, al centro del seminario «Quale futuro per i lavoratori della conoscenza?»
che si è tiene il 15/11/07 all’Università La Sapienza di Roma – è
appunto tra questi.

O almeno è questa la scommessa di Freelancers
Union, organizzazione no-profit di New York che si è sviluppata
all’interno della costellazione del lavoro «indipendente» statunitense
(oltre il 30% della forza lavoro), offrendo a figure disperse nei mille
rivoli della metropoli risorse organizzative e strumenti rivendicativi.
La union si batte quindi per garantire le protezioni sociali a un «ceto
medio» precarizzato e impoverito. Allo stesso tempo, fornisce strumenti
di comunicazione e connessione, nonché svolge un ruolo di
intermediazione con lo stato e le imprese.

Continue reading “Intervista a Sara Horowitz”

Vita da topi: la sperimentazione animale in Europa

Nel 2005 sono stati 12,5 milioni: più 3% rispetto al 2002 (escludendo le nazioni entrate di recente nell’Unione). Al primo posto la Francia con 2.325.398 animali, seguita
dalla Gran Bretagna con 1.874.207 e dalla Germania (1.822.424). L’Italia è al quinto posto, totalizzando solo 896.966 animali usati a fini di sperimentazione. 

Il posto del leone spetta al topo (che brutta battuta) che rappresenta il 53% del totale, seguito da ratto al 19%. Il gruppone degli inseguitori è molto lontano, il primo è il coniglio con un misero 2,6%, a guidare una pattuglia composta da primati (nessuna scimmia antropomorfa ma 10.000 primati in tutto), uccelli, animali a sangue freddo, carnivori, ecc ecc.

Gli scopi per cui sono stati utilizzati: studi biologici di base (33%), ricerca
in campo medico, veterinario e odontoiatrico (31%) e produzione e controllo di qualità in campo medico e odontoiatrico
(11,8%). Percentuali abbastanza stabili, le variazioni principali sono la diminuzione dei test tossicologici (dal 9,9% all’8%) e l’aumento di quasi il 50% per i test cosmetici. 5.571 animali usati per la bellezza, nonostante la direttiva comunitaria che
vieta le sperimentazioni sugli animali a fini cosmetici, cui tutti gli
Stati membri devono conformarsi entro il 2009. La quasi totalità dei
test cosmetici ha avuto luogo in Francia.

I dati provengono da una relazione che sarà presentata a breve al Consiglio e al Parlamento europeo. Io li ho trovati qui.

Qui si può scaricare la relazione in versione integrale. 

Google, Venter e il tuo genoma

Vuoi sequenziarti il genoma? Domani potrebbe essere un servizio personalizzato da comprare sul mercato della salute. O perlomeno è quello che sognano alcuni dei principali protagonisti dell’innovazione del XXI secolo.

Craig Venter, il biologo/imprenditore che imperversa nella scienza degli ultimi anni, poche settimane fa ha pubblicato su PLoS Biology il suo intero genoma. Per il suo Venter Institute è stata una spesa enorme (70 milioni di $), ma ora Venter ha dichiarato che grazie ai progressi della bioinformatica entro pochi anni sequenziare un genoma umano potrebbe arrivare a costare solo 100.000 dollari. Così per ora si propone di sequenziarne 50 (di altrettanti miliardari) entro la fine del 2008, mettendosi in competizione con altri tentativi simili.

E chi meglio di Google poteva fornire la potenza di calcolo necessaria a scandagliare i miliardi di singole basi azotate che compongono il nostro dna? Dopo l’incontro con le idee di Venter, Anne Wojcicki (moglie di Sergey Brin) ha dato vita con capitali di Google a una start-up di nome 23andMe, che si propone di "connettervi con le 23 paia di cromosomi che costituiscono il vostro progetto genetico", insomma di fornire servizi di genomica personalizzati.

Forse in futuro si potrà decidere di "googlare il dna del fidanzato/a", come dice Venter: "una buona idea, soprattutto se si vogliono avere figli", anche se c’è già chi fa notare un uso "consumistico" di queste tecnologie darebbe origine a incredibili problemi di privacy.

Farmaci Intel Inside

L’informatica può dare lezioni di innovazione alla farmaceutica. Lo sostiene l’ex Ceo di Intel, Andrew S. Grove, in un’intervista a Newsweek, rilasciata dopo il suo intervento al meeting annuale della Society for Neuroscience.
Grove accusa il sistema della ricerca biomedica di non produrre da anni un’innovazione utile ma di preoccuparsi solo di pubblicare articoli scientifici che riguardano solo ratti o cavie.

E sostiene che la via d’uscita sarebbe dare a Big Pharma delle scadenze simili a quelle che guidano l’industria informatica. Per esempio, decidere (come ha fatto Steve Jobs per l’iPhone) che entro l’anno X la casa farmaceutica deve mettere in commercio il farmaco Y.
Cosa che sarebbe impedita anche dal fatto che "il sistema di peer review per l’assegnazione di finanziamenti e per gli avanzamenti accademici ha il grande difetto di creare conformismo di idee e valori.

E’ l’equivalente moderno delle gilde medievali", e tende a scartare le idee più bizzarre e inusuali, proprio quelle che fanno la fortuna dell’industria informatica.
Naturalmente la "rivoluzione culturale" auspicata da Grove non tiene conto delle esigenze di sicurezza dei pazienti e di chi si sottopone alle sperimentazioni. Solo ostacoli burocratici sul cammino della ricerca & sviluppo?