Ricordate il polverone sollevato dalle prime ditte che propongono il sequenziamento del genoma per mille dollari (ok, non tutto il genoma, che costa oggi attorno ai 60.000 dollari, ma un bello screening di SNPs)? Non è nulla in confronto a quello che potrà succedere se si arriverà a un costo paragonabile a un semplice esame del sangue: per esempio i cento dollari di cui cominciano a parlare un po' di company americane. Leggetevi questo articolo sulla Technology Review del MIT.

La genomica low cost è stata uno dei temi più caldi del FEST di Trieste: alla tavola rotonda intitolata "Un mercato per i test genetici?" il dibattito è stato uno dei più partecipati di tutti i cinque giorni, anche grazie ai due relatori, che sono stati in grado di resistere a un discreto assalto di domande e perplessità su privacy, formazione dei medici, medicalizzazione. Quando si è parlato di consumismo legato alla salute, Flavio Garoia (biologo che lavora in una spin off di Bologna, Ngb Genetics) ha detto che la differenza tra Usa ed Europa è tale che da noi i test genetici verranno comunque usati sotto controllo medico, a differenza di quello che succede ora oltreoceano.

Gianna Milano di Panorama però ha detto che il loro giornale ha mandato una persona a sottoporsi a test genetici a Milano: alla faccia delle linee guida, medici non se ne sono visti, proposte di seguire terapia preventive personalizzate invece sì. La stessa Ngb Genetics propone "test specialistici per la determinazione dei profili di rischio individuali, sviluppati mediante un approccio integrato di valutazione genetica e clinica e finalizzati al trattamento personalizzato ed alla prevenzione precoce". Per capirci, parlano di nutrigenomica, decadimento cognitivo, rischio cardiovascolare... tutti settori di frontiera tra medicina e prevenzione legata agli stili di vita. Temo che il business abbia già deciso da che parte stare, vediamo che scelte faranno la scienza e la politica. O (non si sa mai) i cittadini.