Le api, l’anarchia e il non-lavoro

Dovete sapere che le api operaie hanno la capacità di mettere a tacere il loro sistema riproduttivo in presenza di una regina fertile. Tutto lavoro e zero divertimento. Una ricerca pubblicata sulla rivista Genetics svela che in alcune popolazioni di api definite "anarchiche" la soglia di attivazione delle ovaie si abbassa, e quindi molte operaie se ne fregano della regina e cominciano a produrre uova. Se non ho capito male lo studio è una buona notizia, una volta tanto.

Una vacanza nucleare

Stufi dei soliti viaggi organizzati, Nathan Hodge e Sharon Weinberger hanno scelto un itinerario esplosivo. Una vacanza tra moglie e marito, che li ha portati in giro per il mondo nei luoghi simbolo della bomba nucleare. Il deserto del Nevada, dove si sperimentavano le atomiche, le città fantasma sovietiche, i siti di arricchimento dell’uranio in Iran.

Una volta tornati a casa – sani e salvi – ci hanno scritto un libro, A Nuclear Family Vacation: vi farà divertire e renderà (forse) un po’ più simpatici i fisici che lavoravano metri e metri sottoterra nei laboratori segreti di Los Alamos. Ma vi allarmerà sulle politiche inconsistenti dell’amministrazione Bush, disposta a tutto pur di non parlare di disarmo.

Qui potete vedere lo slideshow delle foto dai luoghi della vacanza

Qui un’intervista a Nathan e Sharon

Bruno Latour: Disinventare la modernità

Davvero scienziati ed esperti sono in grado di decidere quali sono i fatti e controllare la direzione del progresso? Sono alcune delle domande cruciali che si è posto, nella sua ormai trentennale attività di ricerca, il sociologo e antropologo della scienza francese Bruno Latour. Ora Eleuthera gli dedica un piccolo volume: Disinventare la modernità. Conversazioni con François Ewald (72 pagine, 8 euro), una lunga intervista che cerca di ripercorrere le tappe della sua carriera e i punti più importanti del suo pensiero.

Partiamo dal tipo di modernità che Latour si propone di disinventare. In Non siamo mai stati moderni l’antropologo francese aveva chiamato modernità la capacità di separare in modo netto – e artificioso – fatti e valori. Da una parte i fatti, verificati da una scienza neutrale. Dall’altra i valori, le scelte politiche, gli interessi. Oggi tuttavia secondo Latour non siamo più moderni, dato che questa separazione non è più possibile, e gli oggetti di cui il nostro mondo si è popolato sono sì diversi ma legati indissolubilmente tra di loro, che si tratti di microbi, ricercatori, valori etici, transistor…

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Science Commons: copyleft e database

Il nuovo numero di Jcom, il Journal of Science Communication pubblicato dalla Sissa e di cui sono da pochissimo uno degli editor, contiene un commentario su scienza e rete. Lo segnala anche il blog di Science Commons, il cui direttore John Wilbanks ha partecipato con un articolo sull’uso delle licenze open nella scienza. Secondo Wilbanks, l’uso di licenze mutuate dal mondo del software free/open non è sempre adeguato alle necessità di integrazione della scienza, cioè di apertura alla collaborazione, al riutilizzo e al riadattamento delle conoscenze. Meglio che i dati vengano esplicitamente riversati nel dominio pubblico, per esempio per mezzo della licenza CC0 che Science Commons sta sviluppando e che prevede la rinuncia a qualsiasi tipo di rivendicazione sui dati.

Una nota: l’articolo di Wilbanks è stato pubblicato, su sua esplicita richiesta, sotto licenza Creative Commons 3.0. Già, perché Jcom è una rivista open access ma non ha una politica di licenze aperte. Stiamo rimediando, lo giuro! Aspettate il prossimo numero…