La fisica di Chavez

«Un piano di destabilizzazione del paese.» Secondo la Asamblea Bolivariana de Trabajadores del Ivic la solidarietà raccolta dal fisico Claudio Mendoza, che è stato sollevato dal suo incarico di direttore di laboratorio dell’Instituto Venezolano de Investigaciones Cientificas per aver pubblicato su un quotidiano nazionale un articolo sarcastico sulla politica nucleare del Venezuela, è addirittura un caso di tradimento della patria.

La vicenda è esplosa dopo che nell’autunno 2006 Mendoza aveva attaccato il governo bolivariano di Chavez, che ha stretto un’alleanza in campo nucleare con l’Iran di Ahmadinejad e che viene accostato anche alla Corea del Nord, l’altro pretendente all’ingresso nel club atomico.

Secondo Mendoza il problema della proliferazione nucleare non deve essere sottovalutato. Prendendo spunto dal testo teatrale Copenhagen di Michael Frayn, che era in cartellone a Caracas e che ricostruisce le vicende che durante la seconda guerra mondiale portarono i fisici europei a collaborare alla costruzione della bomba, il fisico venezuelano criticava il suo governo ma chiudeva con tono ironico, sostenendo che «nel nostro caso qualcosa ci tranquillizza: il disprezzo rivoluzionario per gli esperti. Qui si costruiscono ponti senza ingegneri, si raffina petrolio senza petrolieri e si governa senza essere statisti. Quindi sfrutteremo l’energia nucleare facendo senza i fisici». Secondo il direttore dell’Ivic, la sua rimozione non è legata all’articolo sulla proliferazione, ma comunque «tutti i ricercatori dell’istituto devono intervenire solo su argomenti scientifici».

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