Dizionario del pensiero ecologico

Nell’era di Wikipedia e di Google, c’è ancora bisogno delle enciclopedie? Chissà se Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente, e Daniele Guastino, professore di filosofia della Sapienza di Roma, si sono posti questa domanda mentre scrivevano questo libro. Insieme, hanno dato vita al Dizionario del pensiero ecologico. Da Pitagora ai no-global (Carocci, 440 pagine, 29,50 euro), un libro che ha la forma di una vera e propria piccola enciclopedia dell’ambientalismo mondiale.

Comunque, la risposta alla domanda, dopo aver letto il Dizionario, potrebbe essere: sì. Infatti il percorso seguito dagli autori caratterizza il libro e gli fornisce uno sguardo particolare, che dal magma della rete può faticare a emergere, ma che qui può aiutare il lettore a indagare i legami che l’ecologia stringe con il pensiero filosofico, ma anche con quello scientifico, con i movimenti e con le trasformazioni sociali oltre che con quelle strettamente ambientali. Anche perché nello sviluppo del pensiero ecologico, come sottolineano gli autori, “gli intrecci e i rimandi tra scienza e filosofia, tra umanismo e naturalismo, sono la regola”.

Della Seta e Guastino hanno scelto di basare la loro ricostruzione delle vicende dell’ambientalismo sulle persone, sui pensatori che ne hanno sviluppato le idee sin da prima dell’era moderna e contemporanea, o meglio da prima che fosse coniato lo stesso termine “ecologia” alla metà dell’Ottocento ad opera dello zoologo tedesco Ernst Haeckel, che la descriveva come “la scienza dell’insieme dei rapporti degli organismi con l’ambiente esterno”. È un “album di famiglia del pensiero ecologico” che parte dagli “antenati”, cioè coloro hanno riflettuto su questi problemi anticipando i pensatori più strettamente ambientalisti.

Così, il Dizionario affronta, e spiega in modo accessibile, le idee di mostri sacri dell’ecologia come Gregory Bateson, Ivan Illich, Rachel Carson, Stephen Jay Gould, Hans Jonas o Wolfgang Sachs, tanto per citare alcuni dei tantissimi nomi che compaiono tra le sue voci.
Per trovare un difetto nel lavoro di Della Seta e Guastino, si potrebbe sottolineare l’attenzione non sempre adeguata che viene riservata ad alcuni pensatori e movimenti più radicali e legati all’azione diretta, come per esempio Animal Liberation Front, o alle pratiche di ecologismo urbano, molto influenti soprattutto nel mondo anglosassone.

Tuttavia, un aspetto interessante del Dizionario del pensiero ecologico risiede anche nella sua capacità di parlare del rapporto con la natura e l’ecologia di autori non certo noti per le loro passioni ambientaliste e inserirli nel contesto dello sviluppo del pensiero ecologico. Prendiamo Karl Marx, uno dei più noti pensatori della storia: egli è stato certamente incapace di “concettualizzare la natura se non come polo dialettico negativo, come oggetto passivo” di appropriazione da parte della società, influenzando in modo nefasto gran parte della cultura comunista, compresa quella italiana.

Ma dal lemma dedicato a Marx è facile perdersi seguendo i nomi, e le voci, di chi ha cercato di interpretare in senso ecologico il marxismo, come i teorici dell’ecologia politica, Barry Commoner e André Gorz, o la scuola di Francoforte con Marcuse e Adorno, per finire magari a riflettere sul “valore rivoluzionario, sovversivo” che la controcultura degli anni sessanta attribuiva all’azione personale, anche in campo ecologico.
Così la vecchia forma enciclopedia dimostra tutto sommato la sua resistenza agli acciacchi dell’età, proprio perché permette di costruire percorsi (che in rete chiameremmo ipertestuali) e di seguire le suggestioni per saltare di voce in voce facendosi beffe del canonico ordine alfabetico e delle divisioni tra le diverse tendenze del pensiero ecologico. Che si possono scoprire più legate di quanto non si creda.

Un piccolo esperimento: proviamo a seguire i collegamenti presenti tra i diversi lemmi del Dizionario. Se si parte da Fondamentalismo, patologia che può colpire certi movimenti ecologisti, si può passare direttamente alla famigerata sindrome NIMBY (Not in my backyard, non nel mio cortile) che affliggerebbe le popolazioni della Val di Susa che si sono ribellate alla costruzione della Tav. Un solo passaggio e siamo al movimento No global, alleato dei valsusini anche perché, come è noto, si preoccupa di capire quale tipo di Progresso sia più ragionevole perseguire, e quali Limiti occorra dare allo sviluppo industriale.

Una riflessione che ha fatto anche l’Economia ecologica, che a partire dagli anni sessanta ha aperto la strada alle idee legate alla decrescita, oggi piuttosto diffuse, accogliendo la tesi che dicono che uno sviluppo lineare porterebbe allo scontro con i limiti ambientali che caratterizzano il nostro pianeta. Basta un minimo di curiosità in più in più per scoprire che quest’ultimo lemma è stato scritto da Mercedes Bresso, già teorica proprio dell’Economia ecologica, poi presidente della Regione Piemonte e fierissima avversaria del movimento No Tav. Bresso ha collaborato alla stesura del Dizionario e si ritrova linkata suo malgrado proprio a quei malati di sindrome NIMBY dai quali è stata sconfitta.

Liberazione, 12 dicembre 2007 

December 12, 2007 | Posted in: eco, recensioni | Comments Closed

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