Il Mit europeo non è fattibile?

Uno studio commissionato dal parlamento europeo conferma, per l’ennesima volta, che l’Eit (European Institute of Technology) non si farà. Almeno non nei termini definiti da Barroso e dalla commissione europea nel 2005.

L’idea di ricreare un’istituzione scientifico-tecnologica di punta, sulla falsariga del noto Massachusetts Institute of Technology di Boston, non convince. La creatura di José Manuel Barroso ha già incontrato diversi ostacoli sul suo cammino. Se inizialmente l’Eit doveva essere collocato in un’unica città europea, le proteste dei membri dell’Unione avevano già obbligato a fare marcia indietro. Ma nemmeno la seconda proposta, quella di una direzione centrale che coordinasse sei o sette sedi sparpagliate per tutta Europa, convince.

Sarebbe esattamente il contrario del Mit, che deve la sua forza anche alla sua collocazione – non è un caso se a Cambridge, sede del Mit, basta attraversare la strada per trovare palazzi colmi di start-up biotecnologiche. Lì, il trasferimento tecnologico si può letteralmente fare a mano. Il nuovo report solleva i problemi della centralizzazione (serve davvero per il trasferimento tecnologico, settore nel quale molti paesi europei non hanno bisogno di aiuto?) e del finanziamento, per il quale l’Eit potrebbe entrare in conflitto con L’European Research Council. E propone quindi di dar vita a molti Eit decentrati, legati alle università e specializzati in un campo multidisciplinare, che abbiano accesso anche a fondi extra, liberati dal disavanzo dell’Unione. Un European Institute of Technology per tutti i gusti.

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