La peer review in Europa

La peer review è una forma di valutazione dei progetti di ricerca da finanziare effettuata da un gruppo di “pari”, cioè di esperti indipendenti chiamati a valutare la qualità dei progetti e quindi decidere quali meritino di essere portati avanti. La European science foundation (Esf) ha effettuato uno studio sullo stato della peer review analizzando le pratiche e le linee guida di trenta delle decine di agenzie di finanziamento della ricerca che la compongono. Per l’Italia hanno partecipato il Cnr e l’Istituto nazionale di fisica nucleare. La Esf ha pubblicato così la European peer review guide, che si propone di le organizzazioni che finanziano la ricerca a migliorare i propri processi di peer review.

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Ottobre: Stati Generali della Precarietà

A ottobre abbiamo invitato le reti di precari e precarie, collettivi e gruppi che si occupano di lavoro, precarietà e reddito a riunirsi a Milano per gli Stati Generali della Precarietà, 221 anni dopo gli Stati generali della Rivoluzione francese e la deposizione di Luigi XVI, avvenuta il 10 ottobre 1789, così non dite che non puntiamo in alto. L’incontro avrà un carattere aperto, un po’ come un Hackmeeting o un BarCamp: chiunque può proporre un tema, un contributo, e soprattutto un workshop: vogliamo discutere e condividere idee ma anche pratiche e possibili azioni per una nuova stagione di lotte precarie. Dalle risposte che stiamo avendo sin da ora, arriveranno persone da tutta Italia e da mezza Europa.

Sotto copincollo il testo della call. Ci vediamo agli Stati Generali.

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Yann Moulier Boutang: ecologia e reddito

Copincollo qui sotto un’intervista a Yann Moulier Boutang, economista francese teorico del capitalismo cognitivo che ora fa parte di Europe Écologie, la federazione di verdi, associazioni ecologiste e movimenti che ha preso il 12% alle ultime regionali dopo un ottimo risultato anche alle europee. Mi sembra un documento interessante, leggetevi anche il loro programma. Ecologia, sviluppo, precarietà, reddito, crisi, produzione, prima cominceremo anche noi a tenere insieme queste parole prima anche l’Italia avrà una sinistra adeguata alle trasformazioni che stiamo vivendo.

«Ambiente e precari, noi abbiamo fatto così»

Parla l’ideologo dei verdi francesi

Ecolò è la nuova presa della Bastiglia. La bandiera vincente anti-Sarkozy. Uno «spettro» convincente (non più ideologico) che si aggira affascinando tutta l’Europa. Molto più di una suggestione perfino nell’Italia orfana delle sinistre. Yann Moulier Boutang, classe 1949, allievo e biografo di Louis Althusser, professore di scienze economiche e direttore della rivista Multitudes, incontra informalmente al bar del parco San Giuliano i «gemelli» veneziani. Yann è il «cervello» di riferimento per Daniel Cohn-Bendit, l’alternativa del ’68 rigenerata dall’ecologia politica.

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Carta per l’innovazione, la creatività e l’accesso alla conoscenza

Dal Forum della cultura libera di Barcellona, che si è tenuto la settimana scorsa, esce la Carta per l’innovazione, la creatività e l’accesso alla conoscenza, per contrastare l’attività delle lobby dell’industria culturale e la tendenza a privatizzare e recintare cultura e conoscenza. Scritta collettivamente da alcune decine di persone e organizzazioni internazionali che si occupano di accesso ai saperi, mi sembra un’ottimo documento.

E presto verrà presentata a istituzioni politiche e
governi, incluse la WIPO (Organizzazione Mondiale per la
Proprietà Intellettuale), l’Amministrazione Obama, la Commissione
europea e molti governi nazionali. Alcune di queste organizzazioni
erano presenti al Forum, per esempio rappresentanti della Commissione europea e osservatori ufficiali del
Ministero della cultura brasiliano. La campagna farà appello al governo
spagnolo, che tra poco assumerà la presidenza dell’Unione
europea. Niente, in confronto al fatto che la Carta sarà consegnata personalmente a "La
Infanta Cristina
", la figlia del re di Spagna.

Rotta verso il futuro! EuroMayday009

Primo maggio 2009: Euromayday! A Palermo, Roma, Milano (e tutta Europa), precari e migranti festeggiano con gioia e rabbia

Rotta verso il futuro! Nella city di Londra e nelle strade di Atene, nelle università e scuole che cavalcano l’Onda dei movimenti per il diritto al sapere e alla formazione, l’Europa si solleva contro il neoliberismo e i suoi disastri. Abbandoniamo la nave liberista che affonda e usciamo dalla crisi con nuovi diritti! La sicurezza che vogliamo si chiama reddito sicuro, diritti sul lavoro e oltre il lavoro, cittadinanza per i migranti, tutela della salute sui luoghi di lavoro, diritto alla casa, scuola e sanità pubbliche e di qualità, trasporti gratis, conoscenza e formazione libere e condivise.

In questo 2009 italiano, all’orizzonte scorgiamo più precarietà, vessazioni contro i migranti, paura del futuro, intolleranza sociale. Eppure il consenso dei sudditi nei confronti dell’imperatore aumenta. Infatti la crisi viene vissuta come un elemento alieno, come se noi non contassimo niente, nel bene e nel male, nell’economia globalizzata. Nel frattempo, la direzione in cui si muovono i governi europei è chiara: proteggere con miliardi di euro le banche e le imprese che hanno provocato la crisi. In questi anni la finanziarizzazione dell’economia ha definitivamente trasformato il profitto in rendita e saccheggio. Per questo è ancor più urgente una battaglia europea per l’accesso a un reddito sociale incondizionato, sotto forma di erogazione di denaro e anche di accesso a un pacchetto di servizi e beni comuni: casa, conoscenza, formazione e informazione, mobilità, socialità, spazi pubblici.

La risposta di Tremonti (Dio, patria e famiglia) è un abile modo di non toccare i veri problemi sollevati dalla crisi. Il governo ha attaccato il contratto nazionale, limitando il diritto di sciopero; le imprese ristrutturano e precarizzano, licenziano e non rinnovano i contratti precari, non investono ma cercano solo disperatamente di salvare i profitti. Il «Piano casa» del governo è un regalo alla speculazione, non offre risposte alla crisi abitativa, soprattutto ai precari – giovani, single, migranti – che rivendicano il diritto all’abitare. Il centrodestra propone meno diritti e qualche aggiustamento degli ammortizzatori sociali; il centrosinistra, capitanato da Franceschini detto Cuor di leone, ne propone l’allargamento. Ma ammortizzatori che si applicheranno solo a una piccola percentuale dei lavoratori servono di più alla propaganda confindustriale che ai precari.

Dalle strade di Roma, Milano e Palermo la Mayday lancerà un percorso di analisi, di agitazione, di critica a un modello di sviluppo insostenibile. Noi precari e precarie, nativi o migranti, viviamo tutti i giorni la precarietà sulla nostra pelle. Abbiamo il diritto di dire a cosa aneliamo. Vogliamo cittadinanza e vogliamo un welfare che sposta i diritti dal contratto verso la persona. Chiediamo la garanzia del reddito per poter rifiutare i lavori a più alto tasso di sfruttamento e sfuggire ai ricatti che ci impediscono di generare conflitto e lottare per i nostri diritti.

Ps: La rete Mayday dell’Aquila ha camminato con noi per tanti anni e ora, sommersa dal terremoto, sta lottando per una ricostruzione trasparente, partecipata, dal basso. Siamo dalla vostra parte!

Milano, Porta Ticinese ore 15
Palermo, piazza Marina ore 16
Roma

Farmland il videogioco sul benessere animale

Va bene, sono prevenuto perché Farmland è un videogioco che parla di benessere degli animali da macello senza prevedere l’opzione di NON macellarli. Però a parte quello, mi sembra che dimostri anche che i videogiochi politici, educativi o chiamateli come volete non siano pane per le istituzioni. L’avevo già notato con due videogiochi che trattavano il tema del cibo un paio di anni fa. Per un’istituzione sembra molto più difficile sfruttare il potenziale ribelle di un videogioco. Ma su questo tema non sono molto ferrato, se qualcuno conosce esempi diversi me lo dica.

Invece sono sicuro che Farmland, prodotto dalla Commissione Europea o meglio dal suo Direttorato per la salute e i consumatori, è semplicemente pallosissimo. E’ rivolto a bambini dai 9 ai 12 anni, che però spesso hanno in casa una playstation o una wii: per farli giocare a Farmland ci vorrebbero le minacce a mano armata. Questo videogioco si divide in una serie di piccoli giochi, ognuno ambientato in un allevamento (maiali, galline, vacche) o in una parte del processo produttivo (trasporto degli animali, acquisto dei prodotti finali). Non ne salvo uno, non solo perche sono pallosi, ma anche per quanto sono melensi e pieni di bontà artefatta, l’esatto contrario di quello che si cerca in un gioco: ironia, divertimento, rottura delle regole.

E poi, appunto, e qui sono davvero prevenuto, in Farmland si può migliorare il benessere degli animali – obiettivo lodevolissimo, ma temo irrealizzabile nei termini da Mulino bianco proposti dal gioco – ma mai diminuire il consumo di carne. Anzi, più li si rende felici, più li si potrà macellare con la coscienza pulita. L’insistenza dei produttori su felicità e contentezza degli animali della fattoria mi ha ricordato un progetto molto più interessante e istruttivo, Suicide Food, un blog che raccoglie pubblicità di "animali che desiderano essere mangiati".

Le barriere dell’Europa senza barriere

Il motto del semestre di presidenza Ceca dell’Unione europea è "Europe without barriers". Scriverlo su delle barriere è un capolavoro di dadaismo, e questa foto del vicepremier Alexandr Vondra è segnalata ormai dai blog di mezzo mondo. Di certo, viste l’infelice uscita filoisraeliana con cui ha inaugurato il suo semestre dopo una settimana di massacri a Gaza, tra le barriere da abolire la presidenza ceca non include il muro della vergogna nei Territori occupati né il blocco criminale che affama Gaza e che (come nella foto) tiene lontana la stampa mondiale dal luogo del delitto.

Infatti secondo Praga le barriere da rimuovere sono quelle che limitano il movimento
di beni, capitale, servizi e lavoro. I diritti delle persone non sono
previsti. L’agenzia dell’Onu per i rifugiati (UNHCR) in risposta al motto ceco ha mandato a Praga
un memorandum sullo stato dei profughi nel continente, dicendosi
preoccupata per la legislazione vigente in Europa.

A Barcelona la scienza aperta

Il 16 e il 17 luglio, prima dell’inizio di ESOF 2008 (Euroscience Open Forum) si terrà un evento satellite organizzato da Science Commons e dedicato alla scienza aperta e all’uso della rete. Si discuterà di come allargare l’accesso ai dati scientifici e l’uso degli strumenti necessari per gestirli, cioè le risorse informatiche. Secondo il programma del workshop, in quei giorni ci si dedicherà a

"discutere e definire i principi di base della scienza aperta, inclusa l’identificazione delle caratteristiche chiave per riconoscere un sistema come sistema di scienza aperta. Il nostro obiettivo è concludere il seminario con un set di principi per la scienza aperta, che possano guidare efficacemente lo sviluppo di un’infrastruttura collaborativa globale per la condivisione della conoscenza che velocizzi le scoperte e salvi più vite".

Mica poco. Qualcuno sarà a Barcelona in quei giorni?

Da Saragozza: Expo no!

Ho scritto questo articolo dopo un breve viaggio a Saragozza nei giorni dell’inaugurazione dell’Esposizione internazionale 2008. In attesa dell’inizio dei lavori per la Expo Universale di Milano del 2015, ho potuto dare un’occhiata alle dinamiche economiche e politiche entrate in gioco in Aragona. Ps: il mio sguardo era quello dei movimenti ecologisti che hanno contestato la Expo. Per un punto di vista più ottimista si legga qualsiasi giornale di Spagna (e del mondo). Per le foto, dovete aspettare ancora qualche giorno.

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EuroMayDay008: il primo maggio precario che travolge i confini del futuro!

Ci rivolgiamo a tutti e a tutte; uomini e donne, precari e precarie,
native e migranti, lavoratrici e lavoratori dei call center, degli
aeroporti, dello spettacolo e della moda, dell’informazione e della
formazione, delle ricerca, delle cooperative sociali, della
distribuzione. Ci rivolgiamo agli operai e alle operaie, delle
fabbriche e dei servizi, agli studenti, alle associazioni, ai centri
sociali, alle mille forme di resistenza e di autorganizzazione che
ri-generano i territori e le metropoli martoriati dal vampirismo
neoliberista.

La precarietà picchia duro, nel lavoro e nella vita. Non è “sfiga”.
Non è cosa passeggera. Non è un problema sociale tra gli altri ne’ un
titolo di un giornale. Non è semplicemente la perversa proliferazione
di contratti atipici ne’ un dazio che le giovani generazioni sono
costrette a pagare per entrare nel mercato del lavoro.

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