Callisto

«Cara Condoleeza Rice, spero che lei mi può perdonare per aver mentito, lo so che lei mi capisce. Suo affezionatissimo Odell Deefus». Potete immaginare quanto debba essere disperato, tonto e irrimediabilmente sfigato il povero Odell, se ripone tutte le speranze in una sgrammaticatissima lettera indirizzata alla sua amata Condi, di cui conserva una foto nel portafoglio. Del resto davvero solo lei potrebbe levarlo dalla gigantesca montagna di Guai Molto Seri in cui si è cacciato, con l’FBI alle calcagna e un’accusa di terrorismo che gli pende sulle spalle.

Il problema è che la sua avventura nei bassifondi della coscienza americana, quella ossessionata dalla guerra al terrore e pronta a sospettare di tutto e di tutti, nasce proprio da un’apparizione televisiva di Condoleeza Rice. Se non si fosse messo in testa di partire volontario per l’Iraq perché «magari se rimediavo qualche medaglia al valore da esibire diventavo qualcuno», e quindi non avesse cercato di raggiungere l’ufficio reclutamento di Callisto, un Posto Qualunque sperso nel cuore del Kansas, Stati Uniti d’America, senza un dollaro in tasca e senza saper mettere un congiuntivo al posto giusto, il povero Odell non avrebbe vissuto una storia così incredibile.

Incredibile ma non impossibile: è questa la travolgente verità di Callisto. Un intrigo americano (Isbn edizioni, 412 pagine, 15,80 euro), il secondo romanzo di Torsten Krol, nome fittizio per un autore che oltreoceano sta avendo un buon successo e che è stato accostato a scrittori come Thomas Pynchon e Kurt Vonnegut. Ma questa non è fantascienza: il suo «eroe bifolco» Odell si barcamena candidamente in una commedia degli equivoci in cui tutto, da un cadavere con una copia del Corano nella libreria che diventa il terrorista pericolo pubblico numero uno, fino a un candidato presidente fascistoide rovinato da un povero hobo innocuo, appare assurdo ma tragicamente e ironicamente verosimile, del tutto in linea con gli incubi dell’America infettata dalla paranoia post-undici settembre. Un’America depressa e ignorante, in cui c’è chi crede che il capo di Al Qaeda si chiami Sammy Bin Laden e sembra che da un momento all’altro i «cani pazzi islamici» possano irrompere in un villaggio di scalcinate mobile homes del profondo Midwest e farsi saltare per aria. Ma è un’America che parla al mondo intero, dato che è quella che ha eletto presidente George W. Bush e lo ha sostenuto lasciandosi perseguitare dalla fobia del pericolo terrorista.

Appunto, il terrorismo. Callisto è un romanzo che sfotte la retorica della difesa della Libertà dal nuovo Male assoluto. Un Male che, a differenza del classico nemico esterno, riconoscibile perché diverso, può annidarsi in chiunque, anche nel più insospettabile. Anzi, tutto sommato nessuno può essere considerato insospettabile. Nemmeno un povero redneck scemo, semianalfabeta ed evidentemente innocuo – e simpaticissimo – come Odell Deefus (Defi per chi vuole prenderlo in giro, come facevano a scuola i compagni di classe e come faranno più avanti gli sgherri di Guantanamo).

Il suo lungo racconto è narrato nel linguaggio completamente sgangherato – che ha dato del filo da torcere al traduttore e che risulta davvero divertente, oltre a farci immedesimare pure troppo con Odell, fino a farci condividere con lui il fastidio e lo stupore per la sfilza di situazioni assurde in cui si riesce a infilare – di un giovane white trash (bianco ma rozzo e ignorante come un nero, nell’accezione classista e razzista Usa) che osserva l’avvicinarsi del disastro da un punto di osservazione quasi esterno alla realtà: candido e innocente, certo. Ma anche calcolatore e bugiardo. Odell si trova invischiato in qualcosa di più grande di lui, un «caso Deefus» che le sue menzogne non riescono più ad arrestare ma che la verità, quando finalmente si decide a rivelarla non solo a Condoleeza ma anche agli agenti federali, può solo far peggiorare a dismisura, facendolo precipitare verso le fauci più nere d’America.

E quando da Callisto Odell parte per una breve e sfigatissima fuga on the road, naturalmente sotto gli occhi foderati di prosciutto ipertecnologico dell’FBI, l’impressione è che in fondo nessun luogo sia immune dal virus della paranoia. Nessun camionista destroide, spacciatrice di cocaina, padrone di motel periferico, sceriffo o autostoppista è in grado di liberarsi dalla morsa psicologica della war on terror o perlomeno (per favore, rendetevi conto!) di ristabilire le giuste proporzioni di tutta la vicenda. Il dubbio che resta è che la salvezza non esista se non nell’integrazione totale nei meccanismi della vita americana, che riescono a macinare anche un errore madornale brandendolo come arma politica. E che sotto sotto innamorarsi di Condoleeza Rice porti sfiga.

Torsten Krol, Callisto, Isbn edizioni, 412 pagine, 15,80 euro

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