Dirty War Index: monitorare la guerra sporca

Ridurre la guerra e le sue vittime a numeri è sempre un’operazione pericolosa. Ci provano, su una rivista seria come PLoS Medicine, due ricercatori britannici che propongono di monitorare i risultati delle guerre usando il DWI, Dirty War Index. Per calcolarlo, bisogna scegliere un tipo di vittima "illegale" del conflitto, poniamo i civili uccisi, e calcolarne la percentuale sul totale dei morti. Più si avvicina a 100, più indica un conflitto che viene combattuto con mezzi criminali.

Non so, però, se davvero utilizzare un indice come questo – simile ad altri come l’Indice di sviluppo umano o quello che misura la corruzione – potrebbe "mettere in dubbio la reputazione, la legittimazione, le risorse future o lo stesso potere" dei leader politici e militari che conducono una guerra, come dicono Hicks e Spagat, gli autori del DWI. Certo, essi "non vogliono solo vincere. Vogliono anche avere un’autorità morale superiore". In questo momento a Gaza i calcoli sui bambini palestinesi uccisi o sugli edifici civili colpiti darebbero un Dirty War Index infamante per Olmert, Livni e l’esercito israeliano. 

Ma la politica non è matematica. I leader criminali di Israele sventolando lo spettro di Hamas riescono a giustificare il bombardamento indiscriminato di aree urbane densamente abitate, di moschee, addirittura di edifici ONU e strutture sanitarie di organizzazioni straniere. Intanto il loro consenso elettorale cresce, e le speranze per un futuro accettabile per il popolo palestinese sono carbonizzate sotto le bombe.

 

One Response to “Dirty War Index: monitorare la guerra sporca”

  1. keet says:

    si, purtroppo un DWI vicino a 100 non implica che i responsabili cambiano strada o che si sentono colpevoli, e puo’ ridurre l’argomento a “ma tu sei piu’ sporco di me, con 1 punto in piu'” e simile. Inoltre, la maggioranza dei base di dati sono magri e basando un DWI su questo e’ aperto delle interpretazioni politiche varie (per es. vedi

    qui