Faccio del populismo paragonando rom ed ebrei

Su stimolo di Ricambi Riciclati, copincollo e modifico da Wikipedia:

"Gli ebrei
I nomadi non potevano acquisire terreni al di fuori del ghetto campo, e spesso nemmeno
in quello. Dovevano in ogni caso vivere confinati all’interno dei
ghetti campi, quindi durante i periodi di crescita della popolazione le case,
spesso ormai piene, dovevano essere rialzate sempre di più. I ghetti
campi avevano quindi strade strette e case alte e affollate. Ma la cosa più
terribile era che il recinto del ghetto campo (proprio così veniva spesso
chiamato) era chiuso da una o più porte. Queste venivano chiuse al
calar del sole, per essere riaperte solo all’alba. Durante le ore buie
gli ebrei i rom non potevano per nessuna ragione allontanarsi dal ghetto campo nomadi.
Spesso i residenti necessitavano di un visto per poter uscire dai
limiti del ghetto campo anche durante il giorno."

Lo so, ho fatto un’operazione scorretta e vile. Ma se leggete Repubblica e le norme sui campi rom di Alemanno, non si vede questa gran differenza.

9 Responses to “Faccio del populismo paragonando rom ed ebrei”

  1. argo says:

    no, questo non ve lo potete perdere:

    http://cattomoderasta.splinder.com/…+E’+DEBITO+2

  2. EE says:

    Partiamo dall’inizio:
    1)Perchè ti aspetti di essere tacciato di populismo?
    2)Perchè temi di essere accusato di manovre scorrette e vili?

    ciao 🙂

  3. mosq says:

    ma il tuo è un invito a condividere un documentario che ti è piaciuto molto o lo citi come prova per portare avanti il tuo discorso di comparazione zingari-ebrei?
    😉

  4. ale says:

    prima di andare avanti, guardatevi questo dvd
    http://anarca-bolo.ch/…zadiesserevento/index.htm

  5. mosq says:

    ciao a tutti. posso commentare?
    il giochino mi piace molto. è forte e ad effetto.
    fa riflettere proprio per questo ma è e rimane, per me, un giochino.
    mi spiego, le differenze tra rom e ebrei sono tante e tali da rendere vana ogni comparazione.
    parlo delle differenze di trattamento subite da questi popoli.esistono certo dei comun denominatori, due su tutti: il razzismo e l’isolamento. credo però che i ghetti storicamente fossero meglio organizzati rispetto ai campi e anche socialmente i pregiudizzi sono (stati) molto diversi…
    spero di essere stato chiaro 🙂
    saluti,
    m.

  6. EE says:

    Io ho trovato questo:
    http://www.repubblica.it/…europa/rom-europa.html
    Qualche differenza tra il nostro stato, lo stato francese e quello tedesco c’è.
    Credo che la sfida sia eliminare le cause della paura e del pregiudizio (la non identificabilità di cui parla Argo) senza scadere nella schedatura di massa e nella discriminazione, che peraltro è già un fatto oggettivo, (quindi forse un falso problema? boh…) che esiste a prescindere dal quadro legislativo.
    Ciao.

  7. ale says:

    EE, sulle leggende che alimentano il razzismo contro i nomadi ci sono un sacco di studi che certificano che sono, appunto, leggende.
    Il problema è che alla stampa del nostro paese non interessa sempre la verità, soprattutto quando, come in questo caso, sulla pelle dei nomadi e dei romeni si stanno vincendo e perdendo parlamenti, regioni, città.

    Argo, nessun fischio: ci sono molte differenze, e Alemanno (bontà sua) ha anche eliminato il divieto di entrata e uscita dai campi durante le ora notturne. La solita sparata (sai come si sarebbero divertiti magistratura, corte costituzionale e tribunale dei diritti dell’uomo a smantellare quella norma aberrante?) che però non ha sollevato obiezioni nella stampa democratica e nella cosiddetta opposizione. Ho detto opposizione? Scusate, condoglianze al fu PD.
    Tornando a noi, le variabili introdotte dalla natura effimera e più o meno mobile dei campi sono tante e di certo non sono in grado di analizzarle. C’è chi studia come i confini internazionali si riproducono all’interno delle aree metropolitane…
    Il problema è che i campi stessi sono un’anomalia tutta italiana, come ha detto l’Unione europea quando ci ha richiamato per la condizione ignobile in cui vivono i nomadi nel nostro paese. Sono GIA ghetti.

  8. argo says:

    senza dubbi le analogie sono molte, ma il punto riguardante la differenza tra l’identificabilità dei soggetti abitanti campi nomadi e quella degli ebrei (parlo ovviamente in termini generali e non della possibilità di riconoscerli in quanto ebrei o in quanto “nomadi”), nonchè la struttura con cui i campi nomadi sorgono, scompaiono e si posizionano nell’ambiente urbano/extraurbano inseriscono molte altre variabili non facili da considerare. Il rischio c’è ma non vorrei dare facili giudizi con la possibilità di arrivare a prendermi solo fischi.

  9. EE says:

    Ciao Alessandro,
    A me sembra invece una proposta intellettuale molto stimolante. Devo dire che sono molto disinformato al riguardo, e mi piacerebbe che sul tuo blog si parlasse di come viene gestita questa diversità (mi sembra esista proprio il termine “diversity management”) nel resto d’Europa (io non ho tempo di ravanare informazioni).

    Mi interessano le leggende metropolitane e ti assicuro che ho conosciuto una persona che è convinta di aver in qualche modo assistito al tentato rapimento di un bambino in un supermercato. A parte il movente criminale che come al solito mi sfugge (chi vuole può importare tranquillamente carriolate di storpi dall’est cfr.Il tempo dei gitani), bastava molto meno della storia (un colabrodo) che mi ha raccontato per finire in galera e su tutti i giornali. Altrove si parlava di un tentato rapimento all’Ocean, ma io conosco due che ci lavorano e non ne hanno mai sentito parlare…sono stato a Venezia e ho letto nel ghetto la targa con cui il doge diffidava gli ebrei convertiti dal tornare nel ghetto. Questo doge secondo me aveva solo meno tecnologia di Hitler.
    Ciao.