L’Olanda inventa il Free Knowledge Institute

Lo sentiamo dire da anni: l’Europa si candida a diventare leader della società della conoscenza, un’espressione di cui la politica si riempie la bocca spesso. Dietro ai buoni propositi tuttavia si nascondono diverse visioni dei modi per allargare il più possibile la circolazione delle conoscenze.

La Internet Society of Netherlands, agenzia pubblica olandese, ha cercato di fare un piccolo passo avanti dando vita al Free Knowledge Institute (FKI), una fondazione che si dedicherà ad ampliare le possibilità di scambiarsi le conoscenze attraverso internet. Innanzitutto promuovendo lo sviluppo di software libero, quello che si basa sulla collaborazione degli utenti della rete e che tutti possono usare o modificare a piacimento (come Linux insegna).


Lo farà puntando sulle risorse educative e sulla conoscenza scientifica indispensabili per innovare, cioè costruendo una piattaforma per raccogliere materiali didattici e manuali legati a free software e standard aperti, che tutti potranno usare gratuitamente e produrre o migliorare in collaborazione con gli altri utenti. L’obiettivo è mettere insieme “università, centri educativi, comunità di sviluppatori del software libero, aziende di software e agenzie pubbliche per facilitare il supporto reciproco e lo scambio di materiali educativi” e tecnici.

La stessa Unione europea ha messo la condivisione delle conoscenze tra gli obiettivi più importanti da raggiungere per dar vita a quello “spazio europeo della ricerca” che dovrebbe rilanciare il ruolo del nostro continente nell’innovazione a livello globale. Così, la nascita del Free Knowledge Institute si inserisce in un percorso per favorire gli strumenti software “aperti”. In Olanda agisce anche la OpenDoc Society, tra i cui fondatori c’è proprio il nuovo istituto, e che entro aprile di quest’anno renderà obbligatorio in tutto il paese l’uso di formati open per i documenti della pubblica amministrazione, abbandonando i formati proprietari come quelli del monopolio Microsoft.

Un obiettivo importante, che solleverà gli utenti dall’obbligo di dotarsi dei (costosi) programmi del gigante di Bill Gates per aprire documenti prodotti dalle istituzioni pubbliche. Per esempio utilizzando formati liberi, come OpenDocumentFormat (l’equivalente del .doc di Gates), che possono essere letti ed elaborati con programmi che si possono scaricare gratuitamente in rete e installare su computer che marciano a Linux, come OpenOffice, la versione open dei programmi per l’ufficio di Microsoft, come Word o Excel.

Ma allora le politiche pubbliche possono essere utili per stimolare un’economia slegata dagli interessi delle grandi corporation, che vanno di pari passo con le restrizioni all’innovazione causate da brevetti e formati “chiusi” che obbligano gli utenti ad adeguarsi a un modello unico? Rispondono alcune regioni italiane, come Marche, Puglia o Umbria, che stanno promuovendo l’uso di software libero nelle pubbliche amministrazioni. Un risparmio in termini economici ma anche un tentativo di sfruttare  programmi che possono essere adattati alle proprie esigenze, modificati e distribuiti liberamente: caratteristiche fondamentali per incentivare l’innovazione.

Wouter Tebbens, presidente del Free Knowledge Institute e coordinatore del progetto SELF (Science Education and Learning in Freedom), sottolinea che «sono sempre più numerosi i governi che riconoscono i vantaggi della libera conoscenza e di una tecnologia dell’informazione gratuita». Del resto non occorre andare più lontano di un click per incontrare progetti di grande successo basati proprio sulla libera condivisione delle informazioni. Tebbens ammette che il suo istituto, in fondo, non ha creato nulla di nuovo: «Prendiamo ad esempio progetti come Wikipedia, Linux e la stessa Internet. Perché reinventare la ruota?».

Tuttavia, queste esperienze hanno avuto successo innanzitutto perchè hanno saputo coinvolgere comunità molto ampie di utenti. Per un progetto tutto sommato calato dall’alto come quello olandese, la sfida principale sarà proprio quella di aggregare le persone e le istituzioni e convincerle a partecipare attivamente.

Il Manifesto, 31 gennaio 2008 

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