Food not bombs e Howard Zinn

Dicono che sia un movimento vecchio e con un ruolo soprattutto simbolico, ma Food not bombs continua a piacermi. E quelle due critiche sono sempre meno vere. La settimana scorsa a Milano è tornato uno dei suoi fondatori, Keith McHenry, che sta girando l’Europa per il trentesimo (trentesimo!) anniversario di FNB.

Ho saputo della morte di Howard Zinn mentre ero in ufficio con Keith: per lui è stato un lutto. Come aveva raccontato solo la sera prima, Keith è stato un allievo di Zinn alla Boston University e ha cominciato la sua militanza nel movimento pacifista anche grazie alla spinta dello storico americano popolare per eccellenza e a una campagna contro la centrale nucleare di Seabrook in New Hampshire.

Howard Zinn, di cui potete leggere un ricordo del suo periodo italiano sul Manifesto, un suo ritratto tracciato da Alessandro Portelli e un obituary collettivo di Noam Chomsky, Naomi Klein e Alice Walker su Alternet, è l’autore di People’s History of United States (in italiano Storia del popolo americano, Net, 10 euro). Nella sua storia le persone normalmente escluse dalla storiografia ufficiale diventano protagoniste e danno vita a una grande narrazione del ruolo delle persone semplici nella storia degli Stati Uniti.

Tutto torna, e sentire Keith parlare del ruolo (non più simbolico) di FNB a Nuova Orleans dopo l’uragano Katrina – la Croce rossa dava il loro numero per i problemi alimentari, dato che erano gli unici a essere presenti con più di venti cucine popolari nel territorio del disastro – oppure della rinascita, oggi, di un movimento di produzione e scambio di cibo dal basso negli Usa della crisi mi ha fatto riflettere su quanto ancora necessitiamo di raccontare la forza e l’importanza delle masse popolari e dell’autorganizzazione contro il mito delle corporation e dei big men.

La prossima volta che tornerà in Europa non perdetevelo, per quanto vi potrà sembrare solo un vecchio hippie americano, anzi quasi un hobo, un pazzo barbone giramondo, di cose da raccontare ne ha. 

 

One Response to “Food not bombs e Howard Zinn”

  1. zotico1.0 says:

    FNB è ammirevole, e anche io credo di avere molto da imparare da loro. Lavorare in silenzio tutti i giorni e costruire qualcosa di concreto e che resta in piedi per anni.
    Oggi è facile andare in rete, comunicare, realizzare un evento e avere visibilità. Come me che sto scrivendo adesso, per intenderci. Ma gli eventi durano un giorno. E poi cosa credi di aver fatto?
    Pensate quanta fatica a tenere in piedi FNB, che per almeno 15 anni è stata a noi del tutto ignota, e ora era protagonista dei soccorsi per Katrina…quando hanno cominciato non andavano nemmeno di moda…chi è che in Italia poteva ritenerlo qualcosa di interessante? Queste cose danno molto da pensare. La verità è che bisognerebbe fare. anche solo mezzora al giorno. ma sempre. Ma che belle parole, come direbbe Rispoli….