Luci e ombre di Google

Su Liberazione di oggi una mia intervista a Ippolita, «Comunità di scriventi» che ha da poco pubblicato il suo secondo libro: Luci e ombre di Google. Sotto l’intervista e qui il libro scaricabile gratuitamente.

«Don’t be evil», non essere cattivo. È il motto di Google, paradiso dell’accesso alla conoscenza, dell’innovazione e della gratuità. Ma Google ha anche un’altra faccia, più nascosta ma non meno importante, il suo lato oscuro: il principale strumento con cui navighiamo sul web e cerchiamo informazioni è un grande fratello tecnologico?

Se lo chiede Ippolita, nome collettivo di un gruppo di ricercatori e attivisti che si dedicano ad analizzare con uno sguardo critico la rete e le tecnologie dell’informazione. Con un’attenzione particolare agli aspetti tecnici – alcuni di loro sono informatici – ma senza mai separarli dai loro rapporti con le pratiche sociali che animano internet. Anche per questo il loro ultimo libro, Luci e ombre di Google. Futuro e passato dell’industria dei metadati (Feltrinelli, 176 pagine, 9,50 euro) è scaricabile gratuitamente dal sito di Ippolita ed è rilasciato sotto licenza Creative Commons: chiunque può usarlo, modificarlo, pubblicarlo se non ne fa uso commerciale.

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Chip & Nasdaq

Pochi giorni fa VeriChip, un’azienda statunitense produttrice di chip Rfid impiantabili, si è quotata in borsa, rilasciando 3,1 milioni di azioni a 6,50 dollari l’una nel mercato del Nasdaq. Il problema è che in tutto il 2006 solo 222 pazienti hanno scelto di farsi installare i suoi microchip sottocutanei.

Con questi soldi VeriChip spera di coprire almeno parte dei debiti contratti negli ultimi anni, ma le sue azioni stanno già perdendo quota. Nonostante il roboante annuncio secondo il quale soltanto negli Stati Uniti ci sono 45 milioni di pazienti che potrebbe aver bisogno dei loro microchip.

Impiantati nel braccio (nella regione del tricipide) o nella mano, questi chip trasmettono agli appositi scanner un codice a sedici cifre che può essere inserito in un database contenente i dati della persona che lo porta.

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Staminali di marca

L’impero Virgin si allarga anche alle cellule staminali. Pochi giorni fa il suo ricchissimo patron Richard Branson ha annunciato la creazione della Virgin Health Bank, una banca di staminali prelevate da cordone ombelicale.

Per conservare le prezione cellule Virgin chiederà ai genitori del neonato la modica cifra di 1.500 sterline.

Ma le staminali saranno messe a disposizione anche del servizio sanitario britannico, dividendole salomonicamente: 50 per cento nelle cassette di sicurezza criogeniche delle Virgin, 50 per cento al sistema pubblico.

Nel mondo esistono molti esempi di banche di staminali private, ma nessuna con la potenza economica di Virgin: la userà per aumentare il mercato, per esempio con campagne marketing? Comunque Branson ha dichiarato che i proventi della nuova attività verranno devoluti proprio alla ricerca sulle staminali.

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Un BigMa©, g®azie

McDonalds vuole brevettare i suoi panini. Perchè no? In fondo oggi si può brevettare qualunque cosa, da un chip a un software passando per un gene o per una pianta che i contadini coltivano da diecimila anni.

Il brevetto non è più soltanto una forma di tutela per le invenzioni di tipo industriale. O forse, senza bisogno di tirare in ballo la politica, il sandwich di McDonalds è un prodotto industriale, no?

Come riferisce Fast Food News, la mia blogobibbia personale per le ultime novità nel mondo del cibo spazzatura, McDonalds ha depositato una richiesta agli uffici brevetto degli Usa e dell'Unione europea. Nelle cinquantacinque pagine (che non ho letto) di descrizione della sua invenzione chiede di ottenere diritti di proprietà intellettuale relativamente a «un metodo e un apparecchiatura per fare un sandwich».

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Google e gli altri

«La missione di Google è organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e fruibili», lo dichiara poco modestamente la stessa azienda. Però non c'è dubbio: i motori di ricerca sono indispensabili per leggere quel formidabile strumento della cultura umana che è il Web, e Google si è imposto su tutti come il motore di ricerca per eccellenza.

Da una piccola stanza di Stanford stracolma di computer di seconda mano all'attuale gigantesco Googleplex di Mountain View, Sergey Brin e Larry Page hanno dotato la loro creatura di due caratteristiche vincenti: l'algoritmo di ricerca PageRank e un'immensa potenza di calcolo e di memoria.

In Google e gli altri. Come hanno trasformato la nostra cultura e riscritto le regole del business (Raffaello Cortina, 395 pagine, 24,50 euro) John Battelle, uno dei fondatori della rivista Wired, ricostruisce la storia di Google e della gara con «gli altri»: Yahoo!, AltaVista, Excite.

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Pane, amore e Burger King

Le grandi catene di fast food all'assalto. Kentucky Fried Chicken ha costruito il primo logo aziendale visibile dallo spazio. Proprio nel Nevada, vicino alla top secret Area 51.

Burger King invece sta girando un gigantesco spot sotto forma di film. Above the King sarà una commedia, incentrata sulla storia di un ragazzo che vive sopra un ristorante Burger King e ha una strana amicizia con un aristocratico: The King, il simbolo della corporation.

Adrienne Hayes, la portavoce dell'azienda, afferma che «Burger King si sforza di raggiungere i consumatori in un modo unico e non tradizionale». E infatti con questa operazione Burger King conferma la sua attenzione per forme di marketing originali, che non si limitano agli spot o alle sponsorizzazioni ma entrano direttamente nei meccanismi di produzione dell'immaginario. In particolare quelli rivolti a ragazzi e adolescenti, la fascia di clienti «trainante» dell'economia dei fast food.

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