Genoma open access… per le bistecche

Genomica nel piatto: i consumatori non vogliono mangiare carne e latte di animali clonati, ma senza un’etichettatura adeguata come risalire ai processi di produzione degli alimenti? Come distinguere una braciola clonata da una normale?

La soluzione l’ha proposta Patrick Cunningham, consigliere del governo irlandese per la scienza, al meeting della American
Association for the Advancement of Science (AAAS): pubblicare i dati genetici di tutti gli animali clonati e renderli accessibili a chiunque, per favorire la tracciabilità degli alimenti. Nel suo intervento, intitolato "Dolly for Dinner", Cunningham ha specificato che in questo modo produttori e venditori attenti alle esigenze dei loro clienti potrebbero usare un sistema di tracciabilità genetica per confrontare il dna delle carni con quello pubblicato sui database.

Per esempio, i supermercati potrebbero comprare il sistema di tracciabilità sviluppato da IdentiGEN, una impresa irlandese di cui Cunningham è fondatore e presidente, che ha aperto da pochi mesi i suoi uffici e laboratori negli Stati Uniti.

Qualcuno scarica – tutti pagano – qualcuno guadagna

L’associazione dei cantautori canadesi ha proposto di introdurre una licenza collettiva, il “Diritto di equa remunerazione per la condivisione di file musicali”. Si tratterebbe di legalizzare lo scambio di file coperti da copyright per mezzo dei sistemi peer to peer. In cambio, si applicherebbe una tassa una tantum di 5 dollari su ogni connessione internet canadese, i cui proventi sarebbero poi distribuiti ai detentori dei diritti d’autore.

Secondo gli estensori della proposta, “il file sharing è un fenomeno positivo perche aiuta a diffondere la musica, anche quella meno famosa, ma bisogna fare in modo di retribuire adeguatamente chi la produce”. Il problema, che sta alimentando le critiche dei blog di mezzo mondo, è che da una parte ci sono moltissimi di utenti di internet che non scaricano musica, e che sarebbero colpiti comunque da questa tassa. Inoltre, una volta retribuiti i musicisti (o meglio, le case discografiche), bisognerebbe pensare anche a chi produce film, software, libri… insomma, tutto ciò che si puo scaricare gratuitamente dalla rete. Un rapido calcolo porta la tassa a un paio di migliaia di dollari all’anno per ogni connessione internet.

2007: l’anno più vegano di sempre… e vedrete il 2008!

"Tutti fa credere che alcuni settori chiave come catering, grande distribuzione e industria si siano accorti finalmente del potenziale del veganismo e del consumo etico." Lo dice MiV, un gruppo di ricerca sul veganesimo che ha analizzato il mercato etico della Gran Bretagna: un mercato che vale 50 milioni di euro l’anno.

Gli organizzatori del Vegan Festival di Bristol sostengono che il numero di vegani britannici ha raggiunto la massa critica per contare davvero, e anche il governo descrive ora la dieta vegana come una scelta etica e sostenibile.

Sempre più vegan-friendly sono i media, la moda, la ristorazione. E il 2008 promette di dare un’altra spinta, per esempio tramite i sempre più noti Vegan Awards, i premi che il Vegan Festival di Bristol ("la città più vegana d’Inghilterra") assegna alle aziende e ai personaggi che più hanno fatto per diffondere il veganesimo. Siamo in attesa di vedere lo stesso entusiasmo nel movimento vegano italiano.

5.000 dollari per il tuo genoma

New Line Genetics, vuole comprare il tuo genoma per 5.000 dollari e usarlo in un “sistema di produzione di organi proprietario” o per fare ricerca sulle cellule staminali. Una notizia riportata da diversi siti e programmi televisivi in mezzo mondo, prima di accorgersi che si tratta di uno scherzo, o meglio di una provocazione satirica. Come riporta lo stesso sito, “un ‘cosa succederebbe se’ che parla di qualcosa che potrebbe diventare realtà in un futuro non troppo distante”.

SellMyDNA propone anche di mandare il DNA di amici e parenti, garantendo che i loro geni non verranno brevettati. E nella pagina della risorse disponibili scrive che “la brevettazione di sequenze di DNA è un commercio reale e legale negli Stati Uniti” ed elenca una serie di link per scoprire “dove siamo, dove stiamo andando e cosa è possibile (anzi, probabile) che avvenga in futuro”.

Wired: copertina alla genomica personalizzata

Benvenuti nell’era della genomica personalizzata! Wired, la rivista espressione della cultura della Silicon Valley, dedica la copertina di questo mese e un lungo articolo alle ultime nate tra le start-up che stanno cominciando a offrire uno scan del genoma per 1.000 dollari.

Si parla di 23andMe, la ditta nata sotto l’egida di Google, di Navigenics e di deCODE, la start-up che fa capo al noto biotecnologo islandese Kari Stefansson, e altre aziende private.
L’autore dell’inchiesta di Wired, Thomas Goetz, si è sottoposto ai test di Navigenics e 23andMe, risalendo alle sue origini etniche e ricollegando le sue caratteristiche genetiche alla storia delle malattie apparse nella sua famiglia.

350.000$ per sequenziare il tuo genoma

Dalla Technology Review del MIT di Boston arriva la notizia dell’uscita pubblica dell’ennesima start-up biotecnologica che offre servizi di genomica personalizzata: Knome da Cambridge, Massachusetts, la città di Harvard e del MIT, appunto.

Knome, come diverse altre aziende, offre screening di massa del tuo genoma per un prezzo piuttosto basso (dai 1000 ai 2500 $). Ma per i primi venti fortunati ricconi che possono permettersi di spendere 350.000 dollari c’è anche la possibilità di sequenziare tutti i 6 miliardi di basi che compongono il genoma di un individuo umano. Vi sembra troppo? Considerate che Craig Venter e James Watson ne hanno spesi un milione. Comunque, pare che le richieste siano già superiori alle capacità bioinformatiche di Knome: c’è la fila, insomma. 

Intervista a Sara Horowitz

Dal Manifesto del 14 novembre un’intervista con Sara Horowitz, la studiosa e avvocato statunitense protagonista dell’esperienza di «Freelancers Union», un’organizzazione dei lavoratori «indipendenti» di New York. L’incontro e l’elaborazione di strategie di mutuo soccorso per resistere al «corporate business» nella Grande Mela.

Ci sono figure del lavoro che rivelano la portata delle
trasformazioni produttive avvenute nel sistema capitalistico; e ci sono
esperienze organizzative che stanno sfidando le forme tradizionali
della rappresentanza. Il variegato universo del «lavoro autonomo di
seconda generazione» – a cui Sergio Bologna ha dedicato una nuova
raccolta di scritti, Ceti medi senza futuro, al centro del seminario «Quale futuro per i lavoratori della conoscenza?»
che si è tiene il 15/11/07 all’Università La Sapienza di Roma – è
appunto tra questi.

O almeno è questa la scommessa di Freelancers
Union, organizzazione no-profit di New York che si è sviluppata
all’interno della costellazione del lavoro «indipendente» statunitense
(oltre il 30% della forza lavoro), offrendo a figure disperse nei mille
rivoli della metropoli risorse organizzative e strumenti rivendicativi.
La union si batte quindi per garantire le protezioni sociali a un «ceto
medio» precarizzato e impoverito. Allo stesso tempo, fornisce strumenti
di comunicazione e connessione, nonché svolge un ruolo di
intermediazione con lo stato e le imprese.

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Google, Venter e il tuo genoma

Vuoi sequenziarti il genoma? Domani potrebbe essere un servizio personalizzato da comprare sul mercato della salute. O perlomeno è quello che sognano alcuni dei principali protagonisti dell’innovazione del XXI secolo.

Craig Venter, il biologo/imprenditore che imperversa nella scienza degli ultimi anni, poche settimane fa ha pubblicato su PLoS Biology il suo intero genoma. Per il suo Venter Institute è stata una spesa enorme (70 milioni di $), ma ora Venter ha dichiarato che grazie ai progressi della bioinformatica entro pochi anni sequenziare un genoma umano potrebbe arrivare a costare solo 100.000 dollari. Così per ora si propone di sequenziarne 50 (di altrettanti miliardari) entro la fine del 2008, mettendosi in competizione con altri tentativi simili.

E chi meglio di Google poteva fornire la potenza di calcolo necessaria a scandagliare i miliardi di singole basi azotate che compongono il nostro dna? Dopo l’incontro con le idee di Venter, Anne Wojcicki (moglie di Sergey Brin) ha dato vita con capitali di Google a una start-up di nome 23andMe, che si propone di "connettervi con le 23 paia di cromosomi che costituiscono il vostro progetto genetico", insomma di fornire servizi di genomica personalizzati.

Forse in futuro si potrà decidere di "googlare il dna del fidanzato/a", come dice Venter: "una buona idea, soprattutto se si vogliono avere figli", anche se c’è già chi fa notare un uso "consumistico" di queste tecnologie darebbe origine a incredibili problemi di privacy.

Farmaci Intel Inside

L’informatica può dare lezioni di innovazione alla farmaceutica. Lo sostiene l’ex Ceo di Intel, Andrew S. Grove, in un’intervista a Newsweek, rilasciata dopo il suo intervento al meeting annuale della Society for Neuroscience.
Grove accusa il sistema della ricerca biomedica di non produrre da anni un’innovazione utile ma di preoccuparsi solo di pubblicare articoli scientifici che riguardano solo ratti o cavie.

E sostiene che la via d’uscita sarebbe dare a Big Pharma delle scadenze simili a quelle che guidano l’industria informatica. Per esempio, decidere (come ha fatto Steve Jobs per l’iPhone) che entro l’anno X la casa farmaceutica deve mettere in commercio il farmaco Y.
Cosa che sarebbe impedita anche dal fatto che "il sistema di peer review per l’assegnazione di finanziamenti e per gli avanzamenti accademici ha il grande difetto di creare conformismo di idee e valori.

E’ l’equivalente moderno delle gilde medievali", e tende a scartare le idee più bizzarre e inusuali, proprio quelle che fanno la fortuna dell’industria informatica.
Naturalmente la "rivoluzione culturale" auspicata da Grove non tiene conto delle esigenze di sicurezza dei pazienti e di chi si sottopone alle sperimentazioni. Solo ostacoli burocratici sul cammino della ricerca & sviluppo?

Biologia sintetica, brevetti reali

Stavolta per Craig Venter, lo scienziato-imprenditore che sta lavorando anche nel campo della biologia sintetica, le notizie arrivano direttamente dall'Ufficio Brevetti: è proprio da lì che esce la storia pubblicata da ETC Group, un gruppo di attivisti

Il Venter Insitute ha infatti depositato negli Stati Uniti (application numero 20070122826 del 31 maggio 2007), ma anche in altri cento paesi di tutto il mondo una richiesta di brevetto per il Mycoplasma Laboratorium, Synthia per gli amici, un batterio il cui dna è stato sintetizzato completamente in laboratorio. Una richiesta dal sapore monopolistico, che reclama la proprietà esclusiva di un insieme di geni essenziali e di un "organismo vivente capace di crescere e replicarsi" usando quei geni.

Sollevando le proteste di ETC, che dichiara di non volere "mettersi in una strategia a lungo termine per cancellare i brevetti cattivi. Questi brevetti devono essere bloccati prima di venire accettati". Perchè "queste richieste di monopolio sono segnali dell'inizio di una gara commerciale per creare e privatizzare forme di vita sintetiche".

Dal 1999, infatti, Venter è alla ricerca della vita minima, cioè dell'organismo dotato soltanto dei geni indispensabili per la sopravvivenza, cui sarà possibile, in futuro, aggiungere altri geni per ottenere le prestazioni biochimiche ed ecologiche desiderate.