Il pitbull delle public relations

Gli editori delle riviste scientifiche hanno paura dell’open access. Non sarebbe una gran notizia se non fosse che sembra che abbiano incaricato Eric Dezenhall, il cosiddetto Pitbull dei PR, di aiutarli a opporre resistenza alla marea del movimento open.

La notizia l’ha data Nature qualche giorno fa, affrettatevi a leggerla finchè è gratis.

Si dà il caso che Eric e la sua Dezenhall Resources siano specializzati in operazioni di public relation, diciamo, per risollevare le sorti mediatiche di personaggi famosi o corporation in difficoltà. C’era lui dietro ai soldi che la ExxonMobil spendeva per screditare Greenpeace, almeno così sostiene Business Week. Il nostro ha lavorato anche per Enron, per le multinazionali del farmaco eccetera. La sua missione è «disseminare ‘buone notizie’ per proteggere la reputazione e le attività di chi deve fronteggiare accuse gratuite o pericoli».

Ecco perchè Elsevier e la Association of American Publishers, insomma i più grandi editori di riviste scientifiche, si affidano a lui per rispondere alla minaccia dell’open access. La strategia di Dezenhall è semplice: sostenere che «open access è uguale a censura governativa» e «dipingere un mondo senza articoli sottoposti a peer review».

Purtroppo le persone intervistate da Nature non hanno rivelato la quantità di denaro che sarà impiegata nelle future operazioni di public relations anti open access.

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L’invasione molecolare

Cosa ci fanno strane colture batteriche e apparecchiature biotecnologiche sospette nelle mani di un professore di arte della New York University e di un genetista di Pittsburgh, entrambi di note simpatie libertarie? È quello che si sono chiesti gli agenti dell’Fbi quando, il 30 maggio 2004, hanno perquisito le case di Steve Kurtz e di Robert Ferrell del Critical Art Ensemble.

Negli Usa della Guerra al terrore, del Patriot Act e delle buste all’antrace, l’arresto e l’accusa di bioterrorismo erano scontati. Anche se i due hanno dimostrato che l’innocuo Bacillus atrophaeus e gli altri microorganismi trovati dall’Fbi erano solo gli ingredienti delle loro performance artistiche, la loro odissea giudiziaria non è ancora finita.

Il Critical Art Ensemble infatti è un collettivo di artisti e scienziati che dal 1987 è «dedito all’esplorazione delle intersezioni tra arte, tecnologia, politica radicale e teoria critica». Il Critical Art Ensemble con le sue performance cerca di mostrare a tutti le intersezioni tra scienza, società, immaginari collettivi. Per esempio, permettendo al pubblico di produrre un batterio transgenico e deciderne il rilascio nell’ambiente. Oppure testando in un piccolo laboratorio portatile la presenza di organismi geneticamente modificati nel cibo portato da chiunque.

Il loro libro L’invasione molecolare (Eleuthera, 120 pagine, 10 euro), scritto collettivamente e liberamente scaricabile, fa parte del tentativo di aprire la «scatola nera» della scienza per mostrarne il funzionamento. Perché «il processo scientifico non appare mai pubblicamente, appaiono solo i suoi miracolosi prodotti. Vogliamo portare i routinari processi della scienza al pubblico. Farglieli vedere e toccare».

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Pannocchie e trattati

Il ricorso della Commissione europea contro l'Austria, che dal 1999 vieta l'importazione sul suo territorio di due tipi di mais geneticamente modificato approvati nel resto d'Europa, è stato bocciato.

La richiesta di cancellare il divieto veniva direttamente dal Wto, che bolla come illegale la politica restrittiva dell'Europa, anche dopo la sospensione della moratoria sugli Ogm. Il Consiglio dei ministri europei dell'ambiente ha però decretato che l'Austria è libera di mettere al bando organismi geneticamente modificati, come previsto dalle Nazioni unite con il Protocollo sulla biosicurezza di Cartagena.

L'Austria potrà così continuare a non importare i mais Mon810 della Monsanto e T25 della AgrEvo. L'Organizzazione mondiale per il commercio, spalleggiata da Usa, Argentina e Canada, risponde accusando la Ue di rallentare l'ingresso degli Ogm per motivi politici e commerciali e non per motivi scientifici.

Le norme commerciali del Wto cozzano proprio contro il Protocollo di Cartagena, che permette esplicitamente a ogni Stato di vietare l'importazione di Ogm dei quali non sia stata provata l'innocuità. Protocollo che non è mai stato ratificato da Usa, Argentina e Canada: tre fra i maggiori produttori di mais gm.

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Green scare

Notizia: Nature si occupa dei movimenti ecologisti radicali. Sul numero del 5 ottobre della blasonata rivista scientifica un editoriale e un lungo articolo parlano degli ultimi attacchi contro laboratori e strutture scientifiche e cercano di immaginare una possibile strategia per rispondere al fuoco.

«I radicali più radicali, gli aderenti a Earth e Animal Liberation Front, non saranno mai convinti. Ma c’è anche un gruppo più vasto di simpatizzanti che hanno particolarmente a cuore l’ambiente, che partecipano a manifestazioni qua e là, e che condividono le visioni più radicali della scienza. Questi ultimi potrebbero essere indotti più facilmente a cambiare le loro idee sulla scienza se gli scienziati smettessero di deridere i loro argomenti emotivi e dimostrassero che la scienza è una finestra attraverso cui possiamo vedere più chiaramente il nostro mondo».

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