Do it yourself wi-fi buddista :-)

«Noi buddisti crediamo nella filosofia dell’interdipendenza. Niente è indipendente, tutto è collegato e interdipendente. Dobbiamo collegarci con gli altri, e per collegarci abbiamo bisogno della comunicazione. E per la comunicazione ci sono strumenti incredibili, e ciò è davvero buono». Da qualche tempo a questa parte diverse città si stanno dotando di una rete wireless municipale, per garantire l’accesso a internet a tutti gli abitanti. Gli esempi non mancano, e mentre Google sta dotando tutta l’area di Mountain View di segnale wi-fi gratuito, San Francisco ha già alcuni quartieri coperti dal segnale internet senza fili e Parigi vuole dare a tutta la città una rete wi-fi entro la fine del 2007.

Ma le parole di Samdhong Rinpoche, Primo ministro del Tibet, si riferiscono alla rete di Dharamsala, la città del nord dell’India che è la capitale del governo tibetano in esilio e la residenza del Dalai Lama. Lì si naviga con le trenta antenne del Dharamsala Community Wireless Mesh Network, un esperimento di rete wi-fi comunitaria che copre sessanta chilometri di raggio e duemila computer, mettendo a disposizione dei suoi membri connessione internet, possibilità di scambiarsi file e di telefonare tramite un sistema VoIP.

Energia solare, una fitta rete di piccole antenne e router a basso consumo: è la ricetta degli attivisti del Tibetan Technology Center, la Ong che lavora per la comunità tibetana in India, per dare vita a un’infrastruttura per le comunicazioni che può resistere più di ogni altra a calamità naturali o mancanza di energia. Quindi la tecnologia usata è perfettamente adattata alle esigenze di Dharamsala: il network di tipo Mesh è studiato in modo da poter continuare a lavorare anche se uno dei nodi è fuori uso. L’hardware è prodotto a partire da pezzi di scarto occidentali, come per esempio l’Himalayan-Mesh-Router che viene montato sulle antenne del network, progettato e costruito dallo stesso TibTec.

Il router consuma soltanto quattro watt e può essere alimentato da un piccolo pannello solare montato sull’antenna: una caratteristica importante in un’area che soffre di frequenti e improvvisi cali di energia elettrica. E per superare i dislivelli delle montagne di Dharamsala, le antenne devono essere montate sugli edifici più alti: i templi, sia buddisti che indù. Per finire, sui pc di Dharamsala gira software open source rielaborato e adattato dal TibTec. Dharamsala non è l’unico esempio di rete wi-fi sviluppata «dal basso». Anzi, parallelamente alle esperienze «ufficiali» si stanno moltiplicando in tutto il mondo piccole reti di palazzo o di quartiere, che coniugano l’attivismo smanettone con l’attenzione ai bisogni della propria comunità. E così nascono strutture di diffusione di internet anche nelle aree rurali e nei paesi più poveri, che soffrono di cronica carenza di mezzi di comunicazione.

E proprio a Dharamsala si confronteranno dal 22 ottobre diverse esperienze di reti wi-fi autogestite di tutto il mondo. Sappiamo che le reti che trasportano la connessione internet a banda larga sono costituite da nodi che si scambiano un segnale radio con un effetto sinergico, diffondendolo su un territorio più vasto: la superficie raggiunta dal segnale è legata al numero, all’ubicazione, alla relazione tra le centraline. 

I World Summits on Free Information Infrastructures applicano lo stesso schema a rete, dando vita a un incontro internazionale diffuso che si sposta lungo i gangli di una rete sociale e non semplicemente elettronica. Si tratta di una serie di summit itineranti che sono partiti in luglio dall’America latina, sono passati dall’Europa e si concluderanno con due settimane di appuntamenti in India, nel tentativo di riunire esperti, attivisti, comunità locali proprio nei luoghi nei quali stanno nascendo i più interessanti esperimenti di infrastrutture comunitarie per le tecnologie dell’informazione – rigorosamente provenienti dal basso, cioè sviluppate dalle comunità stesse. Nei due wireless camp europei, in Olanda e in Germania, gli attivisti hanno applicato la lezione dei danesi del Djurslands International Institute of Rural Wireless Broadband, che dal 2003 hanno creato una rete di antenne che connette gratuitamente qualche chilometro quadrato di campagna danese.

In fondo Gavin Newsom, il sindaco di San Francisco, ha dichiarato che «avere accesso universale all'informazione è un diritto fondamentale», e quindi internet è «un bene pubblico» esattamente come acqua e corrente elettrica. Quelli di Djursland e di Dharamsala però non vogliono scegliere tra controllo statale e privatizzazione dei servizi: anzi, secondo loro «le reti wireless devono essere fornite dalle persone che usano il network. Così, il consumatore è anche il provider».

Qui trovi le foto e il reportage di Xeni Gardin

di Alessandro Delfanti

Comments are closed.