Recensione: Biopunk di Marcus Wohlsen

“Se fossi un ragazzino oggi, sarei un hacker della biologia”. Non lo ha detto uno qualunque, ma Bill Gates, l’ex giovanissimo hacker brufoloso che sulle capacità e sulle tecnologie sviluppate dalla comunità hacker della Silicon Valley degli anni Settanta ha costruito un impero commerciale immenso che si chiama Microsoft. E infatti in questi mesi sta emergendo un movimento di quelli che si chiamano “biohacker” e si divertono ad applicare le forme di azione dell’hacking alla biologia.

Stiamo parlando di ragazzini che giocano a sequenziare geni, smanettoni che applicano le loro conoscenze informatiche al Dna, laboratori biologici abusivi costruiti nei garage californiani, e di una rete globale di scambio e condivisione di informazioni e conoscenze organizzata in rete con principi open source. L’hobby del movimento DIYbio, dove DIY sta per do-it-yourself, cioè fai-da-te, è la biologia.

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Fusione al nichel (forse)

Su segnalazione di zotico1.0 sono andato a cercarmi questo famoso Rossi-Focardi paper, "A new energy source from nuclear fusion", in cui il prof Sergio Focardi (foto), fisico credo in pensione, che non risulta più negli elenchi dell’università di Bologna, e l’ingegner Andrea Rossi, entrambi bolognesi, annunciano un rivoluzionario processo (già brevettato) per una fusione fredda a nichel che produce una quantità di energia inaspettata. Se ne sta parlando su alcuni siti e sembra che stia diventando abbastanza conosciuto. Nei forum gira voce (ma non trovo conferme ne sui giornali ne sui siti ufficiali) che i nostri abbiano un finanziamento da DOE e DOD, cioè da due dei principali finanziatori di ricerca scientifica negli USA, il dipartimento dell’energia e quello della difesa.

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In edicola Il Clandestino… giornalisti per Caso?

Oggi in edicola c’era il primo numero di un nuovo quotidiano, "Il clandestino". Nasce da un sito web a quanto pare molto visitato e, con una piroetta (in questi tempi di vacche magre per le vendite dei giornali), si lancia in un’edizione cartacea. Il bello è che gli editori sono i Caso, tristemente noti per vicende editoriali finite male, fallimenti seriali e strambe avventure imprenditoriali in sudamerica.

L’esempio migliore è Dieci, il quotidiano sportivo uscito per pochi mesi nel 2007 e chiuso dopo aver lasciato a casa senza pagare gli stipendi i giornalisti, e Globo, altro foglio con una storia simile. Materiale per tribunali più che per edicole.

Ci si chiede come sia possibile che editori che devono restituire migliaia di euro a lavoratori e credo anche fornitori possano aprire un ennesimo giornale. Se volete leggere un po’ cosa ne pensano i diretti interessati, guardate i commenti all’editoriale di lancio del giornale, farciti di persone che rivogliono i loro soldi! E fate in fretta perché stanno cancellando i commenti più scomodi (temo dovranno cancellarli tutti se va avanti così). Questo, per esempio, l’hanno già cancellato:

"E’ una vergogna che un bandito come Caso possa ancora uscire in edicola con un quotidiano dopo i fallimenti con Globo e Dieci. UNA VERGOGNA che un editore che regolarmente non paga i propri dipendenti (oltre ai fornitori) possa continuare a fare quello che vuole. Questa è l’Italia, scrivetelo sul Clandestino. Ah, piccolo inciso, il giudice ha stabilito che i Caso mi devono 13mila euro: vengo a prenderli da voi?"

Ed è solo uno dei tanti. Oppure potete leggere qualcosa sulla vicenda di Dieci sul blog Te lo do io dieci, fatto dai giornalisti trombati. Certo, la redazione del Clandestino non c’entra nulla con le magagne dei suoi editori. Anzi, meglio se stanno attenti al portafogli anche loro! Vedremo se e come risponderanno ai lavoratori trombati dai Caso. Interessante anche il sito della loro azienda, la Giornali e Associati Spa: in allestimento, manco a farlo apposta.

Tra l’altro ultimamente nuovi quotidiani ne sono usciti una cifra: in questo momento mi vengono in mente L’altro (pardon, Gli altri) di Sinistra e libertà, Terra dei Verdi o di quel che ne resta, e Il fatto di Padellaro e Travaglio. Alla faccia del mercato asfittico italiano. Scommettiamo che l’anno prossimo la maggior parte chiuderà? E il Clandestino, che come grafica, progetto editoriale e contenuti è di gran lunga il peggiore, lo vedo in pole position. 

Avrei voluto abbonarmi a Wired Italia ma non voglio offerte commerciali

A febbraio uscirà Wired Italia. Le folle nerd italiche sono in tripudio 🙂 Vado sul sito per abbonarmi e scopro che invece delle classiche due caselle di consenso per la privacy, una per il trattamento dei dati personali e un’altra per ricevere offerte commerciali, ce n’è una sola.

Non è possibile abbonarsi senza dare l’assenso a usare i propri dati per "l’esecuzione di attività finalizzate all’invio di comunicazioni
commerciali, vendita diretta, manifestazioni a premio e similari,
nonché, per gli stessi fini, alla loro comunicazione ai soggetti nostri
partner commerciali in attività di co-marketing e iniziative
commerciali".


Se non l’avete capito, significa dare l’autorizzazione a farvi chiamare a casa al sabato mattina per proporvi offerte di adsl e piani tariffari vari. Sono convinto che non sia legale non permettere ai clienti di scegliere. Comunque non mi abbono, e ripensandoci non è detto che sia un male.

RETTIFICA:

oggi, 17 febbraio 2009, mi ha scritto l’editore di Wired Italia per chiarire che non è obbligatorio barrare la casella sul trattamento dei dati personali. La mail recita:

La privacy policy utilizzata
è corretta in quanto nella prima parte informa la persona in procinto di
abbonarsi che il conferimento dei suoi dati personali è obbligatorio ai fini
dell’esecuzione dell’abbonamento e poi aggiunge che se l’abbonato è interessato
a ricevere comunicazioni commerciali da parte di nostri partner può (non deve)
barrare la casella sottostante.

In effetti leggendo meglio, il testo specifica che barrando la casella si autorizza l’invio di comunicazioni commerciali ecc. Si può anche non barrarla, però, e l’abbonamento resta valido (e questo non è spiegato molto chiaramente). 

Di solito però ci sono DUE caselle, una per il trattamento dei dati personali, l’altra per l’invio di offerte commerciali e altri fini. Leggendo sul sito del Garante della privacy, il Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, cioè il Codice in materia di protezione dei dati personali, mi pare però di capire che l’autorizzazione dovrebbe essere esplicita:

Art. 23. Consenso
1. Il trattamento di dati personali da parte di privati o di enti pubblici economici è ammesso solo con il consenso espresso dell’interessato.
2. Il consenso può riguardare l’intero trattamento ovvero una o più operazioni dello stesso.
3. Il consenso è validamente prestato solo se è espresso liberamente e specificamente in riferimento ad un trattamento chiaramente individuato, se è documentato per iscritto, e se sono state rese all’interessato le informazioni di cui all’articolo 13.

Detto questo, non sono un avvocato e sinceramente non riesco ad andare oltre. Abbonatevi ma non date il consenso al trattamento dei vostri dati – sempre se non volete ricevere offerte commerciali!

Alta velocità ma non per tutti

Trenitalia ha pubblicato il nuovo orario: dal 14 dicembre entra in servizio il Frecciarossa, treoremmezza da Milano a Roma, e gli altri treni devono cedere il passo. Come previsto da anni dai critici dell’Alta velocità, il tempo risparmiato da chi potrà permettersi i treni ultraveloci (che tra l’altro paghiamo tutti, e profumatamente) viene compensato con ritardi per la massa di pendolari che coprono brevi distanze tutti i santi giorni per andare al lavoro.

Tradotto: il manager e l’onorevole faranno Piacenza-Roma in due ore una volta al mese. L’impiegato, Piacenza-Milano in un’ora e rotti tutti i santi giorni: la novità infatti è che circa metà dei treni che usa quotidianamente impiegheranno cinque minuti più di prima per portarlo a Milano Rogoredo al mattino e poi a Piacenza alla sera. Che in Val di Susa non fossero proprio solo dei montanari contrari al progresso? Vabe’, la consolazione è che possiamo dire "noi l’avevamo detto". Spero non mi sentano i pendolari piacentini.

HackIt_07 – ten years nerdcore

E’ il decimo hackmeeting italiano. Per la decima volta autogestito, senza sponsor, ospitato da uno spazio sociale. Dal 28 al 30 settembre, al CSOA Rebeldia di Pisa si incontrerà ancora la comunità hacker italiana (e come specificano loro, "un vero hacker per noi e’ chi vuole gestire se stesso e la sua vita come vuole lui, e sa (s)battersi per farlo. Anche se non ha mai visto un computer in vita sua").

Nei tre giorni di seminari si parlerà di Linux, VoIP(Voice over Internet Privacy), Wi-Fi Hunting, si imparerà a hackerare una bici e farsi il pane, progettare una rete distribuita e criptare la posta elettronica. Per chi non ha mai visto un hackmeeting, si consiglia una visita guidata al regno nerd del Lan Space. Chi ne capisce un po’ di più si presenti un paio di giorni prima, c’è da preparare il Rebeldia all’assalto delle centinaia di geek che affolleranno il meeting.

La scienza sull’Himalaya

Che scienza e che tecnologia si usano sulla vetta del mondo? Meglio aumentare il PIL o la felicità della popolazione? Come si conservano le immense ricchezze naturali di un’area che comprende poche piccole nazioni, come Bhutan o Nepal, ma che fornisce acqua a 1,3 miliardi di persone in India e Cina? Se lo è chiesto con un intero dossier SciDev, la rete che si occupa del legame tra scienza e sviluppo. Non solo per le caratteristiche geografiche ed ecologiche della regione, ma anche per la sua attenzione allo sviluppo di tecnologie «appropriate», sviluppate localmente e quindi attente alle esigenze dell’ambiente naturale e sociale.

È la messa in pratica delle idee espresse da Ernst Schumacher nel suo Piccolo è bello, il cui sottotitolo è Uno studio di economia come se la gente contasse qualcosa. Schumacher indicava tre caratteristiche delle tecnologie ecologiche e orizzontali: sono economiche e accessibili a tutti; possono essere applicate su piccola scala; e possono essere plasmate e adattate dalla creatività di chi le usa.

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L’invasione molecolare

Cosa ci fanno strane colture batteriche e apparecchiature biotecnologiche sospette nelle mani di un professore di arte della New York University e di un genetista di Pittsburgh, entrambi di note simpatie libertarie? È quello che si sono chiesti gli agenti dell’Fbi quando, il 30 maggio 2004, hanno perquisito le case di Steve Kurtz e di Robert Ferrell del Critical Art Ensemble.

Negli Usa della Guerra al terrore, del Patriot Act e delle buste all’antrace, l’arresto e l’accusa di bioterrorismo erano scontati. Anche se i due hanno dimostrato che l’innocuo Bacillus atrophaeus e gli altri microorganismi trovati dall’Fbi erano solo gli ingredienti delle loro performance artistiche, la loro odissea giudiziaria non è ancora finita.

Il Critical Art Ensemble infatti è un collettivo di artisti e scienziati che dal 1987 è «dedito all’esplorazione delle intersezioni tra arte, tecnologia, politica radicale e teoria critica». Il Critical Art Ensemble con le sue performance cerca di mostrare a tutti le intersezioni tra scienza, società, immaginari collettivi. Per esempio, permettendo al pubblico di produrre un batterio transgenico e deciderne il rilascio nell’ambiente. Oppure testando in un piccolo laboratorio portatile la presenza di organismi geneticamente modificati nel cibo portato da chiunque.

Il loro libro L’invasione molecolare (Eleuthera, 120 pagine, 10 euro), scritto collettivamente e liberamente scaricabile, fa parte del tentativo di aprire la «scatola nera» della scienza per mostrarne il funzionamento. Perché «il processo scientifico non appare mai pubblicamente, appaiono solo i suoi miracolosi prodotti. Vogliamo portare i routinari processi della scienza al pubblico. Farglieli vedere e toccare».

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Do it yourself wi-fi buddista :-)

«Noi buddisti crediamo nella filosofia dell’interdipendenza. Niente è indipendente, tutto è collegato e interdipendente. Dobbiamo collegarci con gli altri, e per collegarci abbiamo bisogno della comunicazione. E per la comunicazione ci sono strumenti incredibili, e ciò è davvero buono». Da qualche tempo a questa parte diverse città si stanno dotando di una rete wireless municipale, per garantire l’accesso a internet a tutti gli abitanti. Gli esempi non mancano, e mentre Google sta dotando tutta l’area di Mountain View di segnale wi-fi gratuito, San Francisco ha già alcuni quartieri coperti dal segnale internet senza fili e Parigi vuole dare a tutta la città una rete wi-fi entro la fine del 2007.

Ma le parole di Samdhong Rinpoche, Primo ministro del Tibet, si riferiscono alla rete di Dharamsala, la città del nord dell’India che è la capitale del governo tibetano in esilio e la residenza del Dalai Lama. Lì si naviga con le trenta antenne del Dharamsala Community Wireless Mesh Network, un esperimento di rete wi-fi comunitaria che copre sessanta chilometri di raggio e duemila computer, mettendo a disposizione dei suoi membri connessione internet, possibilità di scambiarsi file e di telefonare tramite un sistema VoIP.

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Nel laboratorio dei bioartisti

Critical Art Ensemble è un collettivo di cinque artisti di varie specializzazioni dedicato all’esplorazione delle intersezioni tra arte, tecnologia, politica radicale e teoria critica”. Si presenta così questo gruppo statunitense – tra i fondatori del movimento della bioarte – che del 1987 ha intrapreso un complesso percorso di confine per interrogarsi sulla tecnoscienza in una forma critica, senza trascurare l’interazione con il pubblico. L’obiettivo è puntato sulle forme di rappresentazione del vivente e della scienza che le biotecnologie hanno contribuito a creare e che, contemporaneamente, utilizzano a piene mani… continua

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