Banksy, Science e l’arte dello scroccone antisociale

Con ritardo di un mesetto segnalo che Science ha messo in copertina Banksy, il graffitaro illegale londinese ultra-trendy e ormai insopportabile per quanto appare in tutte le salse. Stavolta la sua opera serve per raccontare un esperimento: economisti hanno scelto 16 città di tutto il mondo e in ognuna hanno messo alcune persone a giocare a un gioco in cui dovevano scegliere se sacrificare il proprio vantaggio immediato a favore del bene comune.

Ovviamente, come in tutti questi esperimenti, sono emersi degli scrocconi, egoisti cattivoni che cercano di sfruttare la situazione a loro vantaggio, fregandosene della cooperazione e della legalità. Fin qui tutto normale, ma il bello è arrivato quando i ricercatori hanno dato agli altri la possibilità di punire i comportamenti antisociali infliggendo multe e castighi. Nelle città di Usa, Svizzera e Gran Bretagna, gli scrocconi hanno accettato la (giusta?) punizione e sono diventati più cooperativi. Invece, in quelle di paesi più autoritari come Russia, Arabia Saudita o Grecia, gli scrocconi non hanno chinato la testa e si sono vendicati di chi li aveva puniti, alla faccia del bene comune: è la "punizione antisociale", la vendetta degli scrocconi!

C’è chi conclude che le società capitaliste democratiche non si basano solo sugli interessi materiali ma anche sulle maggiori virtù morali dei loro abitanti. Science, nel commento alla copertina di Banksy, dice che "un comportamento umano che si potrebbe definire punizione antisociale può essere anche chiamato arte. Le istituzioni prosociali, come la campagna Tieni in ordine la Britannia, chiama il lavoro di Banksy vandalismo". Voi da che parte state?

One Response to “Banksy, Science e l’arte dello scroccone antisociale”

  1. a says:

    faccio solo notare, a titolo puramente esemplificativo, quanto indicato nel seguente sito:

    http://www.tutelati.it/decoro.htm

    “Per decoro architettonico del fabbricato, ai fini della tutela prevista dall’art. 1120 c.c., deve intendersi l’estetica data dall’insieme delle linee e delle strutture che connotano il fabbricato stesso e gli danno una determinata, armonica, fisionomia senza che occorra che si tratti di un edificio di particolare pregio artistico.”

    al che mi chiedo cosa ci sia di oggettivamente valutabile nel concetto di estetica!!

    e ancora:

    “Al fine di stabilire se le opere modificatrici della cosa comune abbiano pregiudicato il decoro architettonico di un fabbricato condominiale, devono essere tenute presenti le condizioni in cui quest’ultimo si trovava prima della esecuzione delle opere stesse, con la conseguenza che una modifica non può essere ritenuta pregiudizievole per il decoro architettonico se apportata ad un edificio la cui estetica era stata già menomata a seguito di precedenti lavori ovvero che sia di mediocre livello architettonico (Cass. n. 3549/1989).”

    al che chiedo: dov’è il pregevole livello architettonico di una parete in grigia come la maggior parte degli edifici presi di mira dal soggetto in questione?

    ovvio che si sta parlando di legislazione italiana, ma ciò non significa che abbia meno buon senso di un inglese perbenismo che associa il termine “vandalismo” anche a chi non fa la coda alla fermata del bus.
    Associare la figura di Banksy agli scrocconi antisociali mi sembra una forzatura pura e semplice dettata da qualcuno che è in grado di inserire nella rivista Science punti di vista politico-morali e POCO scientifici! Io credo che più che di vendetta si tratti di “scherno”; la prima implica un sentimento di rancore che potrebbe anche esprimere il sentire le proprie azioni precedenti come errate e moralmente sbagliate senza volerlo riconoscere, il secondo no. E tutto questo lo dico al di là dle sentire il lavoro di Banksy come arte o no. Non voglio addentrarmi in considerazioni estetiche sul graffitismo.

    be’ ma mi pare che Science l’abbia messo in copertina proprio come provocazione: non è la legge a decidere cos’è arte e cos’è comportamento antisociale. a.