Luttazzi: quello che non sapete su Gaza

Come giustamente sottolinea Ricambi riciclati, è un comico a tradurre sul suo blog questo piccolo aiuto a comprendere cos’è la striscia di Gaza. Copincollo da danieleluttazzi.it:

Il NYTimes di oggi pubblica un articolo interessante di Rashid Khalidi, professore di studi arabi alla Columbia, autore di “Sowing Crisis: The Cold War and American Dominance in the Middle East”.

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Quello che non sapete su Gaza

di Rashid Khalidi

Quasi tutto quello che siete stati portati a credere su Gaza è
sbagliato. Alcuni punti essenziali sembrano mancare dal discorso,
svoltosi per lo più sulla stampa, circa l’attacco di Israele alla
striscia di Gaza.

Il popolo di Gaza
La maggioranza di chi vive a Gaza non è lì per scelta. Un milione e
cinquecentomila persone stipate nelle 140 miglia quadrate della
striscia di Gaza fanno parte per lo più di famiglie provenienti dai
paesi e dai villaggi attorno a Gaza come Ashkelon e Beersheba. Vi
furono condotte a Gaza dall’esercito israeliano nel 1948.

L’occupazione
Gli abitanti di Gaza vivono sotto l’occupazione israeliana dall’epoca della Guerra dei sei giorni (1967).
Israele è tuttora considerata una forza di occupazione, anche se ha
tolto le sue truppe e i suoi coloni dalla striscia nel 2005. Israele
controlla ancora l’accesso all’area, l’import e l’export, e i movimenti
di persone in ingresso e in uscita. Israele controlla lo spazio aereo e
le coste di Gaza, e i suoi militari entrano nell’area a piacere. Come
forza di occupazione, Israele ha la responsabilità di garantire il
benessere della popolazione civile della striscia di Gaza (Quarta
Convenzione di Ginevra).

Il blocco
Il blocco della striscia da parte di Israele, con l’appoggio degli
Stati Uniti e dell’Unione Europea, si è fatto sempre più serrato da
quando Hamas ha vinto le elezioni per il Consiglio Legislativo
Palestinese nel gennaio 2006. Carburante, elettricità, importazioni,
esportazioni e movimento di persone in ingresso e in uscita dalla
striscia sono stati lentamente strozzati, causando problemi che
minacciano la sopravvivenza (igiene, assistenza medica,
approvvigionamento d’acqua e trasporti).

Il blocco ha costretto molti alla disoccupazione, alla povertà e
alla malnutrizione. Questo equivale alla punizione collettiva –col
tacito appoggio degli Stati Uniti- di una popolazione civile che
esercita i suoi diritti democratici.

Il cessate-il-fuoco
Togliere il blocco, insieme con la cessazione del lancio dei razzi, era
uno dei punti chiave del cessate-il-fuoco fra Israele e Hamas nel
giugno scorso. L’accordo portò a una riduzione dei razzi lanciati dalla
striscia: dalle centinaia di maggio e giugno a meno di venti nei
quattro mesi successivi (secondo stime del governo israeliano). Il
cessate-il-fuoco venne interrotto quando le forze israeliane lanciarono
un imponente attacco aereo e terrestre ai primi di novembre;
sei soldati di Hamas vennero uccisi.

Crimini di guerra
Colpire civili, sia da parte di Hamas che di Israele, è potenzialmente
un crimine di guerra. Ogni vita umana è preziosa. Ma i numeri parlano
da soli: circa 700 palestinesi, per la maggior parte civili, sono stati
uccisi da quando è esploso il conflitto alla fine dello scorso anno.
Per contro, sono stati uccisi 12 israeliani, per la maggior parte
soldati. Il negoziato è un modo molto più efficace per affrontare razzi
e altre forme di violenza. Questo
sarebbe successo se Israele avesse rispettato i termini del
cessate-il-fuoco di giugno e tolto il suo blocco dalla striscia di Gaza.

Questa guerra contro la popolazione di Gaza non riguarda in realtà i razzi. Né riguarda il “ristabilire la deterrenza di Israele”, come la stampa israeliana vorrebbe farvi credere. Molto più rivelatrici le parole dette nel 2002 da Moshe Yaalon, allora capo delle Forze di Difesa israeliane:”Occorre far capire ai palestinesi nei recessi più profondi della loro coscienza che sono un popolo sconfitto.”

Qui l’articolo originale

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