Make music not money

Vedere il tuo liceo occupato dopo tanti anni ti ha fatto venire nostalgia della giovinezza? Niente, in confronto al libro Make music not money, Punk a Pavia 1990-2000: una raccoltona di storie, immagini, foto, flier, sulla storia dei DDI e del punk a Pavia e in Italia, una guida agli squat più loschi d’Europa e alle droghe più economiche degli anni novanta. Per presentare il video i DDI si sono riformati e sono in tour nei peggiori centri sociali del belpaese.

Un’ultima cosa: è un libro autoprodotto, lo trovate ai banchetti ai concerti oppure ordinatelo da loro. La qualità, non ci crederete, è ottima. Divertente, stampato bene, imperdibili i volantini dei concerti e l’estetica da fanzine punk taglia-e-incolla. Soprattutto però è una testimonianza pop ma radicale di un pezzo di controcultura italiana del decennio passato. L’idea di autogestione della musica che scaturiva in quei dischi e in quei concerti ha dato il suo contribuito anche alla cultura libertaria che oggi vive in una parte significativa di internet. 15 euro per 178 pagine formato gigante. Mi sembra di essere tornato ai tempi della Lega dei furiosi…

Battle in Seattle

La battaglia di Seattle, cioè le manifestazioni contro il vertice dell’Organizzazione mondiale del commercio che nel 1999 hanno dato il via al movimento contro la globalizzazione, diventa un film uscito da poco negli Usa. Il regista Stuart Townsend ha scelto di raccontare la storia da più punti di vista: un poliziotto, il sindaco e attivisti le cui vicende si intrecciano nel corso delle giornate di protesta.

E nonostante Battle in Seattle sia decisamente schierato dalla parte dei manifestanti, nel movimento americano c’è chi lo ha criticato parlando di blockbusterizzazione della realtà, perché enfatizza le violenze del black block rispetto alle pratiche pacifiche della maggioranza degli attivisti, anche di quelli più radicali. Guardatelo pensando a Genova.

 

Seattle in bici: sex and violence

Come un sacco di altre cose, anche la bici qui sulla west coast è un mondo a parte. A Seattle, che è una città piena di salite insormontabili in stile Mortirolo, il ciclista urbano è una specie in espansione. Ovviamente, in bici ci va chi è cool, con una bici da corsa da un milione di dollari oppure vestito come un Hell’s Angel, su una bmx o un chopper a pedali. Bici normali, da città, semplici come quella che usa mia mamma, non se ne vedono. La mia vecchia mountain bike sembra un reperto archeologico, quasi mi vergogno a usarla, forse dovrei customizzarla un po’ alla ciclofficina locale. Bah.

Oggi però sono andato al Tour De Fat, una specie di circo a pedali organizzato dalla Bicycle Alliance of Washington e sponsorizzato da una birra… pedali e boccali, un’accoppiata niente male. Si partiva con una parata per il quartiere di Fremont, in cui si sono visti bici e abbigliamenti (e nudità) assolutamente spaziali. No limits! Poi si tornava al parco del quartiere per bere, mangiare, e ballare al ritmo della sgangherata orchestra che suonava marce e musiche, appunto, da circo. Divertentissimo, e alla fine una ragazza ha vinto una bici dietro solenne promessa di non usare l’auto per un intero anno. Sotto trovate qualche foto.

La settimana scorsa invece – causa jet lag e assenza di un mezzo a pedali – mi sono perso la mensile critical mass. E meno male, perché è finita all’ospedale e in galera! Un automobilista circondato di ciclisti ha accelerato e ne ha mandati due al pronto soccorso. A quel punto la gente lo ha tirato fuori dall’auto riempiendolo di botte, gli ha distrutto i finestrini e tagliato tutte le gomme! Risultato: due arresti (rilasciati su cauzione di 1.000 dollari). L’automobilista non è ancora stato accusato di nulla, e la polemica monta, con i due giornali della città schierati anti-critical mass e il settimanale alternativo pro-massa. Non si è parlato d’altro per tutta la settimana. In fondo c’è anche la foto della bici di uno dei ciclisti investiti.

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La fisica salverà la sinistra italiana

Fisici italiani del movimento che fu cercano di convincere la sinistra italiana a non chiudersi su se stessa, e lo fanno a colpi di network sociali e simulazioni di società virtuali. Nello studio pubblicato su arXiv due ricercatori hanno costruito un modello di società in cui i nodi della rete sono distribuiti in maniera uniforme nell’arco delle opinioni politiche:

dai “neutrali” (privi di opinione, che
creano link con gli altri indifferentemente) agli “estremisti” (con
idee vicini ai due estremi della distribuzione, che linkano
preferibilmente nodi con idee simili).

I risultati: per garantire una maggiore biodiversità delle opinioni, cioè più cluster collegati tra loro, la società deve saper integrare@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm }
P { margin-bottom: 0.21cm }
–> anche i punti di
vista più polarizzati. Se si riproducono 

i processi di segregazione che in
molte comunità colpiscono i punti di vista più estremi,
per esempio una legge che non permette agli
appartenenti a un determinato gruppo sociale di prendere parte al dibattito
politico, oppure se gli estremisti si rinchiudono in organizzazioni religiose o politiche in cui gli individui si ritrovano a discutere
solo con i propri simili, le opinioni si riducono a un singolo cluster con al suo esterno poco più che individui isolati. Si può organizzare un talk al loft del PD e al congresso di Rifondazione?

Da Saragozza: Expo no!

Ho scritto questo articolo dopo un breve viaggio a Saragozza nei giorni dell’inaugurazione dell’Esposizione internazionale 2008. In attesa dell’inizio dei lavori per la Expo Universale di Milano del 2015, ho potuto dare un’occhiata alle dinamiche economiche e politiche entrate in gioco in Aragona. Ps: il mio sguardo era quello dei movimenti ecologisti che hanno contestato la Expo. Per un punto di vista più ottimista si legga qualsiasi giornale di Spagna (e del mondo). Per le foto, dovete aspettare ancora qualche giorno.

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Miguel Ángel Martín – Bitch!

Un altro fumetto di uno dei miei autori referiti è appena uscito anche in Italia: Bitch! di Miguel Ángel Martín (Purple Press, 128 pagine, 16 euro), disegnatore spagnolo famoso per il classico Brian the brain e per i casini accaduti dopo la pubblicazione del suo Psychopathia Sexualis. Pochi mesi fa era uscito il suo Neurohabitat. Cronache dall’isolazionismo.

Stavolta Martín passa al colore, abbandonando il suo tagliente bianco e nero per riempire di colori acidi, fuxia, giallo, azzurro, i personaggi della sua storia. Altra novità: il futuro, in Bitch!, è un futuro politico e sociale. Non tecnologico, a differenza delle sue altre opere in cui scienza e tecnologia hanno sempre avuto un ruolo cruciale nella definizione dei futuri distopici di cui è un grande narratore.

In questo futuro postmoderno e fascistoide, i movimenti controculturali sono ridotti all’angolo dalla repressione ma anche dalle loro stesse contraddizioni. Allo Spraycan, il centro sociale in cui si svolge la storia, passano writers e lesbiche ma anche terroristi e antisemiti. Se i personaggi vi sembrano banali – dato che in fondo riproducono figure tipiche come il naziskin, il palestinese incazzato, la tipa della casa occupata che viene da una famiglia borghese – aspettate di vedere come si intrecciano le loro storie e le loro identità. I risultati delle loro azioni sono comunque la disperazione e l’annullamento di ogni slancio utopico e vitale. E la catastrofe, che incombe su di loro come un avvoltoio. 

Qui la mia recensione di Neurohabitat. 

Qui un’intervista a Martín su Bitch!

A seguire un paio di tavole.

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Cepu, i tutor precari si ribellano

Zero in condotta ai tutor precari di Cepu, quelli che fanno passare gli esami anche agli studenti più asini: a Bologna si sono ribellati alle vessazioni dell’azienda. Uno sciopero (merce rara tra i precari), un appello, un blog, e l’inizio di una campagna nazionale. Per un po’ dovrete passarli da soli questi esami. Sotto l’articolo uscito sul Manifesto:

Li potremmo prendere a paradigma degli sfruttari italiani, almeno di
quelli che hanno passato anni a studiare: alta scolarizzazione,
contratto cocoprò, retribuzione di pochi euro l’ora, zero diritti e
tutele, mentre intanto il padrone di Cepu e Grandi Scuole – gli
istituti che ti promettono la promozione assicurata – macina lauti
profitti. I due marchi – molto pubblicizzati, conosciuti in passato
anche per gli spot di Alex Del Piero – sono stati fondati da Francesco
Polidori: nel 1969 aveva dato vita alla Marcon – casa editrice di
materiale didattico per il recupero degli anni scolastici – evolutasi
poi in Grandi Scuole nel 1986, a cui nel 1991 si affiancò la Cepu (e
tra l’altro nel 1995 il gruppo acquisì la storica Scuola Radio Elettra
di Torino).

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Il lavoro al tempo della rete, intervista a Ned Rossiter

Dalle reti virtuali di Internet alle reti sociali e di lavoratori che vivono nel mondo della precarietà. Ned Rossiter è un ricercatore indipendente che vive a Pechino e che si occupa dei nessi tra cultura di rete, lavoro creativo e precarietà. Il suo libro Organized Networks: Media Theory, Creative Labour, New Institutions verrà pubblicato da Manifestolibri nel corso del 2008.

Gli abbiamo chiesto di commentare la EuroMayday 2008 prendendo spunto da quello che succede online, nello sfruttamento economico della cooperazione di milioni di utenti da parte delle aziende del web 2.0, e nella società, dove il precariato è alla ricerca di nuove forme di organizzazione e di risposte alla complessità del capitalismo odierno.

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EuroMayDay008: il primo maggio precario che travolge i confini del futuro!

Ci rivolgiamo a tutti e a tutte; uomini e donne, precari e precarie,
native e migranti, lavoratrici e lavoratori dei call center, degli
aeroporti, dello spettacolo e della moda, dell’informazione e della
formazione, delle ricerca, delle cooperative sociali, della
distribuzione. Ci rivolgiamo agli operai e alle operaie, delle
fabbriche e dei servizi, agli studenti, alle associazioni, ai centri
sociali, alle mille forme di resistenza e di autorganizzazione che
ri-generano i territori e le metropoli martoriati dal vampirismo
neoliberista.

La precarietà picchia duro, nel lavoro e nella vita. Non è “sfiga”.
Non è cosa passeggera. Non è un problema sociale tra gli altri ne’ un
titolo di un giornale. Non è semplicemente la perversa proliferazione
di contratti atipici ne’ un dazio che le giovani generazioni sono
costrette a pagare per entrare nel mercato del lavoro.

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Manuale di sopravvivenza per precari

San Precario ha fatto il miracolo: ti senti vittima di comportamenti scorretti sul posto di lavoro? Ti sembra che il tuo datore di lavoro non rispetti i tuoi diritti? Non sai che fare? Sappilo, con il "Piccolo manuale di sopravvivenza. Orientarsi nel mondo dei contratti e degli stipendi" appena pubblicato dal Punto San Precario. 

Infatti "sembra assolutamente raro trovare datori di lavoro disposti ad essere chiari e corretti, cosa che genera un enorme flusso di informazioni errate tra i lavoratori stessi: esse sono spesso figlie di ipotesi, dicerie, convinzioni e non aiutano chi lavora a concentrarsi serenamente sui propri compiti, acuendo la sensazione di essere spesso sfruttati o addirittura truffati".

Scarica il manuale e troverai informazioni su contratti, orari, diritti, retribuzioni. Se poi scopri di aver davvero bisogno di aiuto e i sindacati non riescono a dartelo, puoi sempre contattare il santo in persona.