Richard Stallman: free science

Tocca a Richard Stallman, guru del free software, dire la sua sulla scienza e sull'Open Access. Anche se odia la parola «open», soprattutto se unita alla parola «source», mi ha parlato dei legami tra scienza, free software e movimento per l'open access nell'editoria scientifica.

Stallman sarà oggi a Roma alla Sapienza prima, e alla Camera dei Deputati poi. L'intervista completa è uscita su Liberazione, ma questa parte è inedita:

Il movimento per l’open access nella scienza è stato influenzato dall’esperienza del software libero. Si tratta comunque di libera circolazione della conoscenza, no?

L’ideale della cooperazione tra gli scienziati mi ha ispirato a fondare il movimento del free software. Da allora, questo ideale è stato danneggiato dalla commercializzazione della scienza: per questo sono felice che gli ideali del free software possano restituire il favore rinsaldando la cooperazione scientifica.

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La ricchezza della Rete

E' uscito il libro di Yochai Benkler, La ricchezza della Rete. La produzione sociale trasforma il mercato e aumenta le libertà (Egea, 612 pagine, 34,50 euro). Potete scaricarlo in italiano da qui.

Un libro importante (e imponente), che cerca di tracciare un ritratto della società dell'informazione in rete. La tesi principale, di cui l'autore rintraccia conferme nel giornalismo, nel software, nella biomedicina, nelle relazioni sociali, è che la commons-based peer production – la produzione orizzontale basata sui beni comuni informazionali – sia uno strumento di liberazione dell'individuo e di progresso economico e sociale.

Anche nella scienza: non soltanto nel campo dell'editoria scientifica, nel quale l'Open Access si sta affermando ogni giorno di più. Ma anche, direttamente, nei processi di produzione del sapere tecnoscientifico. A Yochai Benkler ho fatto un paio di domande proprio sulla scienza, alla presentazione del libro il 10 maggio a Milano.

Professor Benkler, crede che la produzione orizzontale renda possibile qualcosa come una scienza 2.0? Read the rest of this entry »

La malattia della collaborazione

Anche l'Organizzazione mondiale della sanità sperimenta la collaborazione in rete, e lo fa per stilare la sua undicesima versione della Classificazione mondiale delle malattie, il codice rinnovato periodicamente che identifica tutte le patologie che affliggono l'umanità.

Prima d'ora questi sistemi di classificazione erano stilati da panel ristretti di esperti, ma le tecnologie dell'informazione permettono ora di aprire il lavoro di ricerca all'intera comunità medica, che grazie al suo rapporto con il territorio potrà fare un lavoro molto più capillare di quello che potrebbero svolgere gli esperti nominati dall'Oms.

Come afferma Robert Jakob, il responsabile dell'Oms per il sistema di classificazione, «il numero di persone che possono partecipare è sempre limitato, in un modo o nell'altro. E' questa la vera novità di oggi: con questi approccio online, praticamente chiunque ha la possibilità di fornire input».

Del metodo Wikipedia verrà però scartata una delle caratteristiche principali: la possibilità aperta a tutti di editare le voci dell'enciclopedia online. Nel caso Oms ci sarà infatti un filtro composto dagli esperti, per evitare errori o informazioni distorte.

Spionaggio popolare

Il Ministero della Pubblica sicurezza cinese ha annunciato che aprirà al pubblico l'accesso al suo mega database, il più grande del mondo, completato nel dicembre scorso e contenente i dati personali di 1,3 miliardi di cittadini.

Chiunque potrà scrivere una mail al ministero oppure entrare nel suo sito web, inserire il codice di una carta di identità e verificare che non sia falsa. Inoltre potrà controllare la foto del titolare del documento. Il database non fornirà altri dati «sensibili», per «tutelare la privacy dei cittadini», come afferma lo stesso ministero.

La Cina afferma che il 90 per cento dei crimini viene commesso da persone in possesso di un documento falso. Ma oltre alla prevenzione di frodi e truffe l'apertura del database servirà anche a permettere ai cinesi di controllare che nome, foto e numero di codice della loro carta di identità siano esatti.

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Il pitbull delle public relations

Gli editori delle riviste scientifiche hanno paura dell’open access. Non sarebbe una gran notizia se non fosse che sembra che abbiano incaricato Eric Dezenhall, il cosiddetto Pitbull dei PR, di aiutarli a opporre resistenza alla marea del movimento open.

La notizia l’ha data Nature qualche giorno fa, affrettatevi a leggerla finchè è gratis.

Si dà il caso che Eric e la sua Dezenhall Resources siano specializzati in operazioni di public relation, diciamo, per risollevare le sorti mediatiche di personaggi famosi o corporation in difficoltà. C’era lui dietro ai soldi che la ExxonMobil spendeva per screditare Greenpeace, almeno così sostiene Business Week. Il nostro ha lavorato anche per Enron, per le multinazionali del farmaco eccetera. La sua missione è «disseminare ‘buone notizie’ per proteggere la reputazione e le attività di chi deve fronteggiare accuse gratuite o pericoli».

Ecco perchè Elsevier e la Association of American Publishers, insomma i più grandi editori di riviste scientifiche, si affidano a lui per rispondere alla minaccia dell’open access. La strategia di Dezenhall è semplice: sostenere che «open access è uguale a censura governativa» e «dipingere un mondo senza articoli sottoposti a peer review».

Purtroppo le persone intervistate da Nature non hanno rivelato la quantità di denaro che sarà impiegata nelle future operazioni di public relations anti open access.

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PLoS vs Nature, la guerra delle review

PLoS One, la nuova rivista on line di casa Public Library of Science, è on line da pochi giorni con la sua Beta version e contiene già decine di articoli, raccolti tra la presentazione pubblica di giugno e oggi.

PLoS One sarà una rivista scientifica di tipo nuovo, nella quale la classica peer review, il controllo fatto da esperti nominati dalla rivista, sarà sostituito con la open peer review: i lettori della rivista, cioè tutti i ricercatori, potranno commentare gli articoli, votarli, trovare gli errori e aiutare gli autori a migliorare il loro lavoro.

Nel frattempo, con tempistica perfetta, Nature ha dichiarato in un editoriale sul numero di questa settimana che il suo esperimento di open peer review è naufragato. La più importante (con Science) rivista scientifica del mondo aveva dato la possibilità agli autori di pubblicare articoli on line commentabili liberamente da chiunque si fosse registrato e accreditato. Nei sei mesi di sperimentazione pochissimi autori hanno scelto l'opzione aperta, e ancora meno sono stati i feedback dalla comunità scientifica.

Un flop che però, come ricorda Free lance, potrebbe dipendere da diversi fattori legati alla forma della comunità on line, e PLoS su questo può giocare carte diverse da quelle di Nature.

Ma c'è dell'altro? PLoS One oltre a essere un interessante esperimento è anche un modo per rilanciare le fortune di Public Library of Science, che va forte nelle classifiche degli impact factor ma non naviga nell'oro. Sarà la prima rivista generalista, cioè aperta a tutte le discipline scientifiche, di PLoS: diretta concorrente di Nature e Science. Il fallimento dell'esperimento di Nature è un consiglio disinteressato a quelli di PLoS, una sfida o un colpo basso?

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I tarocchi all’Open access

Peter Suber, uno dei maggiori esperti di open access, dal suo blog Open Access News azzarda le sue previsioni per il 2007. Lo fa ogni anno, e spesso ci azzecca.

Per l'anno prossimo, per esempio, Suber pronostica il successo di Scoap3, l'iniziativa del Cern per creare un sistema di finanziamento che permetta di pubblicare tutta la fisica delle particelle in un modello Oa. Con un effetto di spinta anche per gli altri campi della scienza.

Inoltre Suber vaticina una maggior diffusione delle politiche di Oa nelle università di tutto il mondo, in particolare un aumento degli archivi gestiti dalle istituzioni stesse. Ma le resistenze degli editori sul tema della lunghezza dell'embargo (il tempo che deve trascorrere dalla pubblicazione sulla rivista a quella sull'archivio open) non permetteranno di arrivare alla maturazione degli archivi prima di tre-quattro anni.

Molte nazioni emergenti come Brasile, India e Cina si doteranno di forti politiche nazionali nel corso del 2007, mentre America latina, Africa e mondo arabo cominceranno un dibattito che porterà a soluzioni concrete nel 2008.

Gli Nih (National Institutes of Health) potrebbero arrivare all'obbligo di pubblicazione open, ma solo se il Congresso degli Stati uniti glielo permetterà, e questo potrebbe accadere l'anno prossimo.

Gli editori che non permettono agli autori di scegliere tra l'opzione «classica» e quella open di pubblicazione saranno sotto pressione, e molti di loro adotteranno politiche ibride, quindi meno rischiose, abbandonando il rigido modello attuale. Secondo Suber il problema sarà piuttosto verificare quanti autori sceglieranno il modello Oa per i loro papers.

Se non vuoi aspettare un anno per verificare l'affidabilità dei tarocchi di Suber, controlla qui se si sono avverate le sue previsioni per il 2006 🙂

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December 6, 2006 | Posted in: open_access | Comments Closed

Un BigMa©, g®azie

McDonalds vuole brevettare i suoi panini. Perchè no? In fondo oggi si può brevettare qualunque cosa, da un chip a un software passando per un gene o per una pianta che i contadini coltivano da diecimila anni.

Il brevetto non è più soltanto una forma di tutela per le invenzioni di tipo industriale. O forse, senza bisogno di tirare in ballo la politica, il sandwich di McDonalds è un prodotto industriale, no?

Come riferisce Fast Food News, la mia blogobibbia personale per le ultime novità nel mondo del cibo spazzatura, McDonalds ha depositato una richiesta agli uffici brevetto degli Usa e dell'Unione europea. Nelle cinquantacinque pagine (che non ho letto) di descrizione della sua invenzione chiede di ottenere diritti di proprietà intellettuale relativamente a «un metodo e un apparecchiatura per fare un sandwich».

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YouTube della scienza

Si chiama JoVE, Journal of Visualized Experiments, ma Nature l'ha già ribattezzata YouTube for test tubes, YouTube per le provette.

Questa rivista online open access è la prima al mondo a permettere ai biologi molecolari di pubblicare i video dei loro esperimenti, rendendoli disponibili liberamente per chiunque li voglia vedere.

L'obiettivo è quello di rendere più semplice la riproduzione degli esperimenti. JoVE si propone come «un forum per la pubblicazione di esperimenti biologici visualizzati. Ogni video-articolo includerà le istruzioni step-by-step di un esperimento, una dimostrazione delle attrezzature e dei reagenti e una breve discussione di esperti che descrivono i possibili problemi tecnici».

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Open access: i fisici delle particelle premono l’acceleratore

Al Cern di Ginevra si è svolto il primo meeting delle agenzie di finanziamento della fisica delle particelle, e si è costituito un consorzio per la pubblicazione open access delle ricerche, lo Scoap3 (Sponsoring Consortium for Open Access Publishing in Particle Physics).

È la prima volta che un intero settore scientifico si propone di convertirsi da un modello «paga chi legge» a uno «paga chi scrive» aperto. Ora si tratta di trovare una forma di finanziamento per le pubblicazioni, che nel modello attuale si erano sostenute – con alti profitti – tramite la vendita degli abbonamenti, e che dovranno invece essere finanziate da apposite agenzie.

«Soffia un vento di cambiamento e con lui la possibilità di sperimentare nuovi modelli – in questo il Cern è percepito come un pioniere del nuovo paradigma di pubblicazione e Scoap come un progetto pilota per lo sviluppo futuro della pubblicazione scientifica», ha dichiarato PÄ“teris Zilgalvis della Commissione europea.

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